Mariastella Gelmini è intervenuta ieri sera alla trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa“, per polemizzare ancora sui manifestanti delle piazze italiane e per ribadire la giustezza del suo operato per scuola pubblica e scuola privata.

La Gelmini ha affermato che gli insegnanti sono pagati così poco perché ce ne sono troppi rispetto al fabbisogno. Se così fosse, però, le proteste di presidi e professori, che si ritrovano nell’impossibilità di educare classi troppo affollate di 30 o 40 studenti a causa dei tagli, sarebbero delle bugie.

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Secondo il ministro dell’Istruzione, le scuole pubbliche e le scuole paritarie devono essere equiparate, ma naturalmente non sono stati diffusi i dati sugli studenti per classe in entrambi i tipi di istituto: mentre le scuole pubbliche sono sovraffollate, ci sono alcune paritarie che non raggiungono certo i numeri delle statali.

La Gelmini però rincara:

“Gli insegnanti sono pagati pochissimo perché sono troppi, sono un quantitativo superiore al fabbisogno. Dobbiamo pagarli adeguatamente, ma se cresce il numero all’infinito sono proletarizzati. Chi è sceso in piazza manda i figli alle private. Lo trovo un po’ incongruente. Credo che separare la scuola statale e la scuola paritaria sia un errore. Dovrebbero tutti concorrere per migliorare la scuola pubblica, sia che si tratti di scuola statale, sia paritaria.”

Il ministro ha parlato anche di troppi bidelli e di scuole sporche. Probabilmente, però, non è informata sulla protesta degli ex LSU, precari da sedici anni, dipendenti da cooperative finanziate dallo Stato che a giugno 2011 rischiano di perdere il lavoro.

Non solo, si è bellamente ignorato il pracariato tra gli insegnanti, che secondo la Gelmini sono troppi, eppure sono oltre dieci anni che non c’è un concorso, e chi ha rimpolpato i pensionati sono stati i soli diplomati alla SISS: per i giovani che non hanno effettuato questa scelta, raramente ci sono entrate dalle porte di servizio.

Persino i progetti PON, che dovrebbero essere destinati a “esperti”, vengono presi spesso dagli insegnanti, spinti dalla necessità di rimpolpare lo stipendio, e che in quanto tali hanno un punteggio maggiore di chi non ha mai insegnato. La situazione della scuola pubblica diventa così un gatto che si morde la coda.