La malattia dei colletti bianchi, dei topi da ufficio, uno stato di depressione e di stress da lavoro che qualcuno definì il male del secolo, è legata alla ore trascorse in ufficio: chi esagera rischia grosso.

Lo dice uno studio sullo stress da lavoro che sta facendo il giro del mondo e getta un’ombra sugli stacanovisti (workaholic in Inghilterra): la possibilità che si ammalino di depressione è doppia rispetto ai colleghi che riescono a timbrare il cartellino e se ne tornano a casa. Dopo aver condotto una ricerca su oltre duemila dipendenti pubblici per sei anni, la professoressa Marianna Virtanen e i suoi ricercatori dell’università di Londra hanno individuato il limite oltre il quale la depressione raddoppia: 11 ore al giorno, 55 alla settimana.

E depurando i risultati dello studio da altri fattori eventualmente correlati come l’abuso di alcol o droga, la tensione famigliare, i problemi econimici, il risultato è stato chiaro: esagerare con le ore di lavoro è un fattore di depressione enormemente più importante di tutto il resto.

I ricercatori sono i primi a mettere le mani avanti sulla pretesa universalità dello studio, mancando rilievi su altre professioni e su campioni di popolazione più grandi, ma questi dati sono subito rimbalzati oltreoceano, dove la sensibilità è generalmente diversa. La CNN, ad esempio, ha curato uno speciale nel quale ha sottolineato come questi casi di depressione riguardino le parti bassi della piramide aziendale, perché da questo rischio sembrano esclusi i più pagati, i dipendenti di livello superiore come direttori, team leader, manager e politici.

Al di là della mentalità americana del successo a ogni costo, però questa sottolineatura aiuta a capire come evitare questo rischio: il trucco è cercare di avere il controllo del proprio lavoro, il più possibile. Lavorare molto perché lo si è scelto ha conseguenze psicologiche molto diverse rispetto a chi lo fa perché non può esimersi.

Fonte: CNN