Preceduto dal favore raccolto negli Stati Uniti, arriva finalmente nelle sale italiane, dal 25 gennaio distribuito da Warner Bros, Chiamami col tuo nome, il nuovo film di Luca Guadagnino che, dopo Io sono l’amoreA Bigger Splash, chiude la trilogia cinematografica sul desiderio.

Un’opera delicata e necessaria che non mancherà di incantare anche il pubblico di casa nostra: ecco cosa c’è da sapere sulla trama, la colonna sonora e i premi e le candidature ottenuti, nonché una breve recensione del film.

courtesy: press office

Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino: trama

Tratto dell’omonimo romanzo di André Aciman (edito nel nostro paese da Guanda) il film è ambientato nell’estate del 1983 nel nord Italia. Elio Perlman (Timothée Chalamet), un precoce diciassettenne americano, vive nella villa del XVII secolo di famiglia passando il tempo a trascrivere e suonare musica classica, leggere e flirtare con la sua amica Marzia (Esther Garrel). Il ragazzo ha un rapporto molto stretto con suo padre (Michael Stuhlbarg), un eminente professore universitario specializzato nella cultura greco-romana, e sua madre Annella (Amira Casar), una traduttrice, che gli danno modo di approfondire la sua cultura in un ambiente che trabocca di delizie naturali. Mentre la sofisticazione e i doni intellettuali di Elio sono paragonabili a quelli di un adulto, permane in lui ancora un senso di innocenza e immaturità, in particolare riguardo alle questioni di cuore. Un giorno arriva Oliver (Armie Hammer), un affascinante studente americano di 24 anni, che il padre di Elio ospita per aiutare a completare la sua tesi di dottorato. In un ambiente splendido e soleggiato Elio e Oliver scoprono la bellezza della nascita del desiderio, nel corso di un’estate che cambierà per sempre le loro vite.

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Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino: colonna sonora

Luca Guadagnino ha deciso di coinvolgere nella colonna sonora il cantautore americano Sufjan Stevens per creare una canzone particolare per il film.

Un artista di cui ho una grande ammirazione è Sufjan. La sua voce è fantastica e angelica, e i suoi testi sono così pungenti, profondi e pieni di dolore e di bellezza. La musica è insolente. Tutti questi elementi erano quelli che immaginavo per il film“, ha spiegato Guadagnino.

Stevens ha letto il libro, hanno parlato a lungo e il risultato è che non ha scritto una sola canzone originale per il film, bensì due: Mystery of Love (candidata agli Oscar) e Visions of Gideon (per i titoli di coda).

Tra i brani, anche pezzi di John Adams e di Ryuichi Sakamoto, Satie, Ravel e il Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo di Bach, che Timothée Chalamet esegue dal vivo con chitarra e pianoforte.

Poiché il film è ambientato negli anni ’80, Guadagnino ha selezionato una grande quantità di musica pop italiana (inclusa Lay Lady Lay di Giorgio Moroder), ma in particolare ha messo in luce l’inno degli Psychedelic Furs Love My Way. Ha raccontato il regista: “Adoro gli Psychedelic Furs è un riferimento un po’ autobiografico, perché ricordo di aver ascoltato quella canzone quando avevo diciassette anni e di esserne rimasto totalmente colpito. Ho voluto rendermi omaggio”.

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Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino: premi e candidature

Uscito negli Stati Uniti già dal 24 novembre in quattro sale con un incasso medio per sala da record, il film sta vivendo da protagonista la stagione dei premi.

Nominato a tre Golden Globes, per sei volte agli Independent Spirit Awards e quattro volte ai BAFTA Awards, il film è stato premiato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI e come Miglior Film ai Gotham Awards. I premi, assegnati a New York, hanno visto trionfare anche Timothée Chalamet come Miglior Attore Emergente per il ruolo di Elio. Performance che è valsa a Chalamet anche il premio come Miglior Attore ai New York Film Critics Circle Awards e il titolo di Scoperta dell’anno della National Board of Review che ha inserito il film tra i migliori dieci dell’anno.

Anche la Los Angeles Film Critics Association ha voluto celebrare il film con tre riconoscimenti tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista per Chalamet. Il film ha inoltre ricevuto il premio come Miglior Sceneggiatura non originale ai Critics’ Choice Awards.

Pedro Almodovar ha definito Chiamami col tuo nome il miglior film dell’anno in occasione dell’annuale sondaggio indetto dal sito Otros Cines Europa che include i pareri dei maggiori cineasti. Almodovar ha inoltre definito Timothée Chalamet “la più grande rivelazione dell’anno“.

Sono 4 le nomination agli Oscar 2018: migliore film, canzone originale (Mistery of love di Sufjan Stevens), migliore sceneggiatura non originale (adattata da James Ivory) e Timothée Chalame migliore attore.

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Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino: recensione

La bellezza vizia, seduce, esalta e corrompe, sembra suggerire il bel film di Luca Guadagnino: Elio, enfant prodige coccolato da una famiglia colta e benestante, è cresciuto in mezzo al Bello, tra la classicità e la musica, tra Eraclito e Joseph Conrad, tra le statue di Prassitele, maestro della scultura greca, e le infinite parole di tanti idiomi diversi. Ha l’inglese per parlare d’arte, il francese per parlare d’amore, l’italiano per parlare di vita.

La luce del nord d’Italia, i profumi della natura opulenta e gravida, i contorni delle cose che feriscono gli occhi e l’animo: i sensi – tutti – portano l’adolescente Elio verso la scoperta della sessualità e dell’amore. Un amore con le fattezze dello stupendo Armie Hammer (perfettamente in parte nel ruolo del sano ragazzotto americano che disserta su Heidegger) che va oltre la morale borghese, al riparo come è – Elio con la sua famiglia – dalle convenzioni e dai luoghi comuni, e che il regista tratteggia con tocco lieve e aggraziato, scevro da pruderie di sorta. Decisamente riuscito il tentativo di Guadagnino, supportato dalla sceneggiatura di James Ivory, di portare sul grande schermo il romanzo di formazione gay di André Aciman. Da non perdere (possibilmente in versione originale).

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