La crisi economica e il conseguente decreto Salva Italia hanno acceso i riflettori sulla Chiesa, accusata di essere stata ingiustamente esentata dal pagamento dell’ICI, o IMU nella nuova denominazione. Nonostante le rassicurazioni del Cardinal Angelo Bagnasco, il quale ha lanciato uno spiraglio per il pagamento della tassa anche per alcuni beni del Vaticano, la polemica corre imperterrita sul Web.

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Ma quali sono gli immobili e gli esercizi commerciali di cui il Vaticano gode di una speciale agevolazione? A fare i conti in tasca alla Chiesa ci pensa Repubblica: 115.000 case, 9.000 scuole, 4.000 ospedali e centri sanitari più una serie infinita di immobili di altra natura. Una cifra considerevole per le casse dello Stato, a rischio default a causa del debito pubblico ormai alle stelle.

Addossare tutte le colpe alla Chiesa Cattolica, tuttavia, sarebbe limitativo. Sono molti gli altri gli enti, così come le confessioni, a non dover pagare l’imposta sugli immobili. Ad esempio, e forse anche giustamente, vi sono molti enti senza fine di lucro esentati dall’IMU, come strutture assistenziali, previdenziali, sanitarie, creative e chi più ne ha più ne metta. Insieme a questi, le religioni musulmana e buddista, le onlus, partiti, sindacati e addirittura i circoli dove, quasi per beffa, si possono ritrovare anche associazioni di biliardino e ristoranti camuffati.

Nonostante Bagnasco, però, è sempre la Chiesa a rimanere nell’occhio del ciclone. Così come ipotizza Mario Staderini dei Radicali, i partiti di punta come PDL e PD non hanno alcun interesse nel richiedere il pagamento dell’ICI anche agli enti del Vaticano, così come non sembra essere una priorità nemmeno del neonato governo di Mario Monti. Le dichiarazioni del Cardinale, perciò, vengono definite come del “bromuro”, un’astuta mossa per placare gli animi dell’opinione pubblica e continuare, di fatto, senza un cambiamento.

«Oramai posso dirlo con ragionevole certezza: l’abolizione di uno dei tanti privilegi vaticani, l’esenzione ICI sulle attività commerciali degli enti ecclesiastici e simili, non ci sarà nemmeno questa volta. La famigerata apertura di Bagnasco non è stata altro che un astuto depistaggio, il bromuro per consentire ai partiti di arrestare il fiume in piena di un’opinione pubblica che ha detto basta.»

Chissà, però, che questa volta non sia il popolo del Web ad avere la meglio.

Fonti: Repubblica, La Stampa