È un argomento sempre attuale, quello della chirurgia estetica. Di tanto in tanto rispunta fuori, sollecitato da un caso di cronaca (ricordate quei seni di alcune soubrette scoppiati in aereo a causa della pressione?), esaltato dal personaggio di turno che se ne fa fiero (e vistoso) difensore (ha cominciato Alba Parietti, poi i target sono aumentati a dismisura, fino ad arrivare a Cristina del Basso del Gf9), discusso in programmi di approfondimento televisivo.

I tipi di intervento possibile sono diventati tantissimi: accanto a quelli classici, come la rinoplastica (prezzo medio dai 3mila ai 7mila euro) e il lifting (da 5mila a 12mila euro), oggi imperversano anche tecniche chirurgiche in grado di modellare addominali, glutei, cosce, braccia.

Il prezzo di una liposuzione, invece, può variare dai 3mila ai 7mila euro, a seconda della zona del corpo interessata, mentre un seno più grande può costare dai 5mila ai 9mila euro.

Quelli che sono favorevoli al bisturi declinato a favore della bellezza, dicono: se c’è un modo per migliorarsi, perché non farlo? Ma si potrebbe obiettare che poi i nasi sono tutti uguali, che per dimagrire si può mangiare meno e fare del sano sport, che bisogna accettarsi come madre natura ci ha fatto.

Il partito dei contrari, invece, sostiene che bisogna essere naturali, che le rughe sono un ineludibile segno del tempo che va accettato, che non è possibile ricorrere all’artificio per inseguire un modello di perfezione. Epperò pure i push-up, la tintura ai capelli, le unghie ricostruite, le panciere contenitive, persino la ceretta, sono pur sempre dei modi per modificare quella che è la nostra versione “nature”.