Spulciando in rete ho scoperto l’opera, assai bella, singolare e inquietante, di Phillip Toledano, fotografo londinese trapiantato a New York.

“A new kind of beauty”, questo il nome della sua singolare mostra, è un insieme di ritratti “rinascimentali” di uomini e donne che hanno subito interventi di chirurgia estetica “estremi”: mastoplastiche additive, rinoplastiche, impianti di zigomi e pettorali, collagene, tiramenti e botulino a profusione.

Il risultato del lavoro di questo artista è un insieme di ritratti ben lontani dalle foto patinate a cui siamo abituati, ritratti quasi botticelliani che nascondono però qualcosa di oscuro, inquietante, morboso. Guardando queste foto a me è venuto in mente “Il ritratto di Dorian Gray”, spettacolare romanzo frutto della mente perversa e geniale di Oscar Wilde.

A dire il vero questo è un romanzo che si affaccia continuamente nel mio cervello, più o meno ogni volta che sfoglio una rivista di gossip dal parrucchiere o navigo su qualche sito “per donne” (le donne, si sa, pensano solo a gossip, scarpe e rossetti…).

Mi rendo conto di quanto possa sembrare azzardato un accostamento tra le foto di star, starlette e tronismo vario e un capolavoro come quello di Wilde, ma non posso fare a meno di notare delle pericolose analogie tra l’ossessione di Dorian per la sua splendente giovinezza e la corsa “al ritocchino”, che poi spesso tanto “ino” non è, dei nostri giorni.

Questo ricorrere del romanzo di Wilde nei miei pensieri ha origini nei primi tempi in cui bazzicavo il “jet set” o presunto tale. Avevo ai tempi un amico, a cui ho appiccicato il soprannome di Dorian Gray, soprannome che tuttora lo perseguita, che di mestiere faceva il chirurgo estetico. Insomma, la sua missione era, ed è, quella di regalare l’illusione, a se stesso e agli altri, dell’eterna giovinezza, attraverso punturine a base di acido ialuronico e botulino, protesi per arrotondare sederi e “creare” tette, pezzi di nonsocosa per inventare la famosa “tartaruga” degli addominali laddove non ve ne è traccia, e mille diavolerie analoghe.

Ricordo quando, durante una cena con una tavolata mista tra personaggi della Milano bene e qualche bazzicatore/bazzicatrice televisiva, una signora distinta fece i complimenti a Dorian per come mi aveva “sistemata”, dicendo che sembravo “così naturale”. Io dissi candidamente che non avevo nessun “ritocchino”. La signora sgranò gli occhi, si alzò in piedi e richiamò l’attenzione di tutti i commensali su quella strana ragazza che non si era ancora data una sistematina. Ci fu un attimo di silenzio in cui una quarantina di occhi mi fissarono increduli e quasi indispettiti, e io mi sentii come una scimmietta nella gabbia di uno zoo, aspettando da un momento all’altro che qualcuno mi tirasse le noccioline.

Quella sera l’ho scampata, niente noccioline. Ma parecchie volte mi è stato fatto notare come avrei potuto eliminare dal mio viso quelle fastidiose rughette d’espressione con qualche puntura di acido ialuronico.

Beh, sarò anche poco trendy, ma io queste rughette me le voglio tenere, non fosse altro che per spirito di contraddizione.

Se infatti prima di affacciarmi in questo mondo di plastica un pensierino su come rallentare il tempo l’avevo fatto, adesso mi è passata a voglia. Perché mi accorgo di essere circondata da mostri, facce di plastica tirate che insultano le tracce che la vita lascia sui volti, bocche gonfie tutte uguali capaci solo di sorrisi che sembrano ghigni mefistofelici, tette enormi che sfidano la forza di gravità poggiate su corpi che paiono insultarle, attrici bellissime che si sono sfigurate il volto diventando espressive come uno scaldabagno, fanatiche e fanatici  che hanno martoriato il loro corpo per assomigliare a bambole, ottenendo il risultato di essere solo drammaticamente patetici.

Non è la chirurgia estetica, il mostro. Un’ “aggiustatina” a un naso troppo importante, o una mastoplastica additiva ragionevole, o qualche punturina non fanno male, se questo può servire a sentirsi meglio con se stessi. Il punto è che ormai la dipendenza da chirurgia estetica e plastica ha creato un mondo di “mutanti”, esseri che ormai di originale hanno solamente lo scheletro, un esercito di “Dorian Gray” che fa proseliti presso ogni fascia sociale e di età, persone il cui ego è ormai costruito attorno a una siringa di botulino.

In mezzo a questa corsa all’omologazione fatta di botulino urlante a me piace pensarla come Anna Magnani, una donna che non aveva sicuramente problemi di autostima, la quale disse a una truccatrice “Lasciamele tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una, che ci ho messo una vita a farmele!” .