Tira un vento nuovo sulla Paris Fashion Week: il terzo giorno di sfilate sarà ricordato per il debutto di Natacha Ramsay-Levi con la collezione Chloé primavera estate 2018. Dopo il saluto della designer inglese Clare Waight Keller, sei anni direttore creativo della maison, di Chloé, passata a Givenchy, ad aprile si è infatti insediata la giovane Ramsay-Levi, trentasette anni e un passato nelle fila di Louis Vuitton, dove dal 2013 ha lavorato al fianco del direttore artistico Nicolas Ghesquière (oggi seduto nel front raw ad applaudirla) dirigendo il pret-à-porter femminile, e per 11 anni da Balenciaga.

Un colpo niente male, visto che nella maison fondata da Gaby Aghion nel 1952 si sono fatti le ossa oltre a Karl Lagerfeld, Stella McCartney, Phoebe Philo, Paulo Melim e Hannah MacGibbon. “Tutto ciò che desideravo era che Chloé avesse uno spirito sereno in grado di rendere felici le persone“, aveva detto la Aghion, dando alla luce quella casa di moda amata da giovani donne allegre ed emancipate.

La Ramsay-Levi fa sua la dichiarazione e realizza una collezione moderna e colta, per una Chloé Girl libera da pastoie e sicura di sé. “Soltanto le tracce generano i sogni“, avverte la stilista citando il poeta Rene Char: e sono infinite le tracce che lascia qua e là con la sua collezione, dove, ovviamente, sono presenti pezzi e materiali cult di Chloé, la blusa, i pantaloni, la cappa, l’abito lungo, le camicie, la mussolina, il pizzo, a cui è riuscita a dare una vita nuova, mescolandoli con stilemi più contemporanei.

In sfilata, alle iniziali camicie con volant, ricamate e con stampe colorate, fanno seguito tailleur e jumpsuit dove i materiali si mescolano e trovano una nuova verve, come lo stesso Ghesquière si diverte a fare da Louis Vuitton; nella collezione Chloé, però, quella tendenza all’androginia e al futuristico lascia spazio a una leggerezza e una femminilità nuova, affatto leziosa.

Galleria di immagini: Chloé primavera estate 2018, foto

Belli gli abiti di seta con fiorellini, da indossare con anfibi ora di pelle ora di pellami pregiati, gli chemisier da portare con assoluta nonchalance, i pantaloni morbidi su cui sovrapporre camicie, gilet e top con mantella solo accennata, minigonne in pitone da portare con blazer scuri dal taglio sartoriale, Abiti da sera con paillettes e in lamé.

La Drew e la Nile, borse ormai storiche della maison, sono declinate in nuovi materiali, affastellati tra loro con una passione indiscussa per la materia. Palette di colori sobria, fatta di bianco, di beige, di albicocca chiarissimo, intervallata di rossi profondi, blu scuri, marroni.

Un lungo applauso ad attendere l’uscita della designer e a salutare il suo debutto, più che riuscito: è nata una stella.