Alcuni cibi si rivelano molto utili per mantenerci sani, poiché aiutano a prevenire numerose malattie. Se ciò non dovesse bastare, tali cibi possono essere coadiuvati da farmaci appositi che aiutano in questo senso. Ci sono, tuttavia dei casi in cui risulta nocivo combinare alimenti e sostanze chimiche. In effetti, alcuni cibi possono alterare pericolosamente, o addirittura negare i benefici di alcuni farmaci, causando una reazione che in gergo farmacologico viene chiamata interazione. Un’interazione si verifica quando la risposta farmacologica è diversa da quella attesa e sperata. Se si parla di interazione fra cibo e farmaci, nella gran parte dei casi, questa si verifica a livello dell’assorbimento gastrointestinale.

Esistono dei dati in tal senso: nel 2008, la spesa per farmaci da prescrizione, negli Stati Uniti, era più del doppio di quella del 1999. Da qui si deduce che il numero di persone che incorre nel pericolo di un uso errato di medicinali e di un altrettanto cattiva combinazione di cibo e farmaci, è in continua crescita. Incominciamo con il fare degli esempi concreti di ciò che fa male.

Statine e succo di pompelmo: le statine, inibiscono la sintesi del colesterolo; oltre ad aiutare il riassorbimento del colesterolo che si è accumulato sulle pareti delle arterie, aiutano a prevenire un ulteriore blocco dei vasi sanguigni e, successivamente, attacchi di cuore. Il succo di pompelmo può aumentare la potenza delle statine fino a dieci volte il fabbisogno reale di un organismo e causare danni ai reni.

Cambiamenti dello stile di vita, come smettere di fumare, gestire lo stress, fare esercizio fisico regolare (almeno 30 minuti al giorno, più volte a settimana) e una dieta sana povera di grassi, colesterolo e sale può può già produrre l’abbassamento del colesterolo. Detto questo, tranne che in casi specifici in cui è il medico specialista a prescrivere statine, sarebbe comunque meglio proprio evitare di assumerle, al di là delle combinazioni sbagliate. Le statine, inoltre, combinate con il succo di pompelmo abbassano la produzione del coenzima Q10, un nutriente essenziale che trasforma carboidrati e grassi in energia. Se le state assumendo, chiedete al vostro medico di integrare la vostra dieta con CoQ10.

Il succo di pompelmo non va associato neanche agli ansiolitici e agli antistaminici. Il punto è che il succo di pompelmo è in grado di potenziare in maniera significativa la biodisponibilità di alcuni farmaci. Attraverso un meccanismo di inibizione dell’attività di alcuni enzimi che a livello epatico sono responsabili della trasformazione dei farmaci. Il risultato, nella maggior parte dei casi, è un aumento della concentrazione di farmaco libero, che può avere per conseguenza un aumento della tossicità del farmaco stesso e degli effetti collaterali.

Prodotti caseari quali latte, formaggi, yogurt ecc, poiché ricchi di calcio, possono ridurre l’assorbimento di numerosi antibiotici, per cui è preferibile assumere tali farmaci 1 ora prima o 2 ore dopo il loro consumo.

Non devono essere associati fra loro antidepressivi, frutta e formaggi stagionati. Alcuni farmaci antidepressivi, ad esempio, non si mescolano bene con alcuni formaggi a pasta dura (che contengono una sostanza chiamata tiramina), per scongiurare dei picchi pericolosi nella pressione sanguigna. Attenzione anche a combinarli con banane, lamponi, avocado, fichi e altra frutta secca.

Vanno poco d’accordo anche i farmaci per la pressione sanguigna e la liquirizia. La liquirizia potrebbe interferire con l’efficacia dei farmaci, provocando una perdita eccessiva di potassio. I sintomi del potassio basso includono nausea, vomito, palpitazioni cardiache, stipsi.

Un consiglio è di fare sempre riferimento al foglietto illustrativo in cui viene segnalato se il farmaco va assunto a stomaco pieno o vuoto. Per qualsiasi dubbio, inoltre, consultate il vostro farmacista di fiducia.

Fonte: Healthy Women.