Sono simpatiche, ironiche anche se, solo all’apparenza, un po’ lugubri. Sono le Ciciri e Tria, trio comico al femminile di origine salentina che prende il nome da un piatto tradizionale, formato da Carla Calò, Anna Rita Luceri e Francesca Sanna. Le Ciciri e Tria hanno partecipato a “Zelig” su Canale 5 e a “Bambine Cattive” su Comedy Central, portando sul piccolo schermo una comicità che sulle prime sembrava coinvolgere esclusivamente il sud Italia.

Galleria di immagini: Ciciri e tria

Le Ciciri e Tria sono infatti una parodia delle nostre bigotte di paese, quelle che magari percepiscono la fede come preghiere imparate a memoria in un latino scorretto. Vestite come prefiche, le Ciciri e Tria sciorinano litanie come una canzone di Angelo Branduardi o come la sigla di “Ufo Robot“, rappresentando una sorta di minoranza della comicità, tanto da essere state chiamate a prendere parte a” Bambine Cattive”, che raccoglie alcune facce della comicità femminile televisiva. DireDonna le ha incontrate.

Cosa significa essere donne, comiche in TV, dato che siete in poche rispetto ai maschietti?

“Siamo tre minoranze in una. Siamo donne, siamo un trio comico, siamo salentine. Ma comunque noi siamo un triumvirato, abbiamo gli stessi poteri, il primo triumvirato di sole donne.”

Avete partecipato a “Zelig“. Cosa ne pensate delle dichiarazioni di Vanessa Incontrada sul maschilismo in quel programma e sulla mal tolleranza relativa alla sua gravidanza? E la TV in generale, è maschilista?

“Se si nomina Zelig non si può parlare di maschilismo. Io (Annarita Luceri, ndr) ero incinta mentre facevo Zelig e per i colleghi è stata solo una gioia averci lì, io e il mio pancione. Però in generale, nella TV italiana un po’ di pregiudizio nei confronti delle donne c’è, c’è ancora un po’ di maschilismo…”

Ma in che senso, nell’indugiare ad esempio sulle donne belle?

“Ma noi siamo brutte, per cui non ci sono problemi (ridono, ndr). Nel cabaret abbiamo questa carta vincente, anche perché più sei brutta e più sei comica.”

Quando avete esordito con le Ciciri e Tria, non avete avuto paura che solo al sud avrebbero capito di cosa stavate parlando?

“Tantissimo, infatti si tratta di uno spunto che viene dalle nostre tradizioni popolari. Portarlo in TV significava far conoscere uno spaccato del nostro Salento, ma l’abbiamo fatto con dignità, nel senso che non abbiamo screditato le nostre comari bigotte, tutt’altro, sembravano molto più intelligenti di quanto volessero far credere.”

Qualcuno dice che la TV è un modo per unificare davvero l’Italia. Credete che il vostro show rappresenti un tassello per farvi conoscere al nord?

“Sicuramente, è stato un nostro obiettivo fin dall’inizio.”