Niente più fiocco azzurro o fiocco rosa in Cina per festeggiare la nascita di un bebè, bensì verde e arancione. Sono questi i colori del reagente del test Intelligender, che permette alla futura mamma, incinta di almeno 6 settimane, di conoscere il sesso del proprio bambino.

Il test Intelligender, proveniente dagli USA e venduto online, sta spopolando tra le coppie con gli occhi a mandorla, ma è al momento al centro di un grosso dibattito.

Innanzitutto non è attendibile al 100%: sulla scatola c’è scritto che il margine di errore è pari al 10%, e di fronte a tanta trasparenza la società produttrice non prevede alcuna forma di risarcimento in caso di risultati sbagliati.

Cosa spinge allora le coppie cinesi a spendere 780 yuan (circa 80 euro) per un test senza sicurezze?

Il motivo è di ordine culturale: la legge impedisce di conoscere in anticipo il sesso del nascituro, per evitare forme ancora diffuse di aborto selettivo. La classica ecografia, che da noi viene fatta per iniziare a preparare il corredino rosa o azzurro, è consentita solo per ragioni di salute e deve essere autorizzata.

L’Amministrazione statale di Shanghai per il Cibo e i Medicinali ha pertanto annunciato che non rilascerà autorizzazioni per la vendita di Intelligender.

È curioso che il dibattito sia nato proprio nella patria del cosiddetto “calendario lunare cinese“: scoperto, a quanto dicono, in una catacomba, risalente a più di sette secoli fa e attualmente esposto nell’Istituto della Scienza di Pechino, permetterebbe di individuare il sesso del bambino incrociando, come in una tabellina, l’età della madre con il mese del concepimento. La scientificità del metodo si farebbe risalire agli influssi che la luna esercita sul grado di acidità o di alcalinità delle secrezioni vaginali.

Naturalmente il calendario lunare cinese non è una scienza, e persino gli studiosi hanno appurato che funziona solo nel 50% dei casi, il che equivale a tirare una monetina. Ma almeno è gratis.