Nonostante in Cina, la scorsa primavera, si fosse profilata l’ipotesi di modificare la legge sull’obbligo del figlio unico, è notizia di questi giorni che tutto rimarrà invariato.

Veniamo a conoscenza dalle pagine de La Stampa, che la conferma arriva direttamente dalla Commissione per la popolazione nazionale e per la pianificazione familiare. La normativa di legge del 1979 riguarda il 39,5% delle coppie cinesi che vivono nelle zone rurali maggiormente popolate e presenta solo alcune eccezioni che riguardano le minoranze etniche e per le coppie composte da figli unici.

La legge viene fatta osservare attraverso un sistema di multe repressive nei confronti delle violazioni: ma è anche responsabile di un grande numero di aborti e infanticidi. Specialmente nei riguardi delle figlie femmine, molto spesso uccise o abbandonate alla nascita. Molte coppie preferiscono, o sono obbligate, ad avere un figlio maschio che porti avanti il nome della famiglia, ciò crea un sproporzione tra il numero di cinesi maschi e femmine. Non a caso negli ultimi anni i milioni di cinesi maschi, che non possono sposarsi per mancanza di donne, si sono ridotti alla pratica barbara del rapimento o del commercio di donne vietnamite.

Si stima che tutto ciò abbia condizionato la crescita demografica, prevenendo la nascita di almeno 400 milioni di cinesi. L’età media nazionale è molto alta, c’è grande scarsità di giovani, quindi di manodopera che potrebbe rallentare la produzione e lo sviluppo interno.

In aprile è stato pubblicato un libro dal titolo “Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina“, curato da Toni Brandi e Francesca Romana Poleggi e scritto da Harry Wu. L’autore, direttore esecutivo della Laogai Research Foundation, è sopravvissuto all’esperienza dei Laogai, i lager cinesi, e affida alle pagine scritte la denuncia di un sistema repressivo e violento di controllo delle nascite. Gli slogan con cui il Governo Cinese cerca di informare la popolazione sono al limite delle pratiche da regime.

Meglio dieci tombe che una nascita fuori piano, Una sterilizzazione fa onore a tutta la famiglia, Meno bambini, più maialini da fattoria.

A dimostrazione delle parole seguono i fatti: forze di Governo girano per il territorio obbligando le donne all’aborto forzato, anche all’ottavo o nono mese di gravidanza. Oppure all’abbandono coatto per strada nell’immondizia o all’uccisione forzata del figlio, solitamente femmina. Questo controllo spropositato distrugge i pochi diritti di una popolazione fortemente sofferente e vittima di anni di regime e costrizioni.

ATTENZIONE: Nella gallery mostriamo immagini, purtroppo vere, che potrebbero urtare la vostra sensibilità.