Il cinema, si sa, è la fabbrica dei sogni, il mondo “magico” in cui anche l’impossibile diventa possibile. E forse, proprio in funzione di questa capacità di far diventare possibile qualunque cosa, nella giornata di ieri i botteghini hanno registrato numeri di tutto rispetto nonostante fosse il giorno scelto per lo sciopero del settore come segno di protesta per la Finanziaria e il taglio ai fondi destinati alla cultura.

In realtà, però non si è trattato di alcun effetto speciale, né di un trucco di scena. Più semplicemente, quello che era annunciato come uno sciopero che avrebbe fermato per un giorno l’intero mondo dello spettacolo, sembra non aver avuto il successo sperato, o quantomeno sembra che il livello di adesione sia stato piuttosto basso.

In dettaglio, le sale cinematografiche avrebbero dovuto rimanere chiuse ma, numeri alla mano, ben 2.741 sono rimaste aperte svolgendo le normali proiezioni in programma. L’adesione è stata quindi bassa e pari a meno del 30% del totale, tanto che il regista Marco Bellocchio ha commentato:

La gravità del momento per il mondo dello Spettacolo si vede anche da questo: la straordinaria unità nella diseguaglianza che si è creata tra le varie categorie dello spettacolo, tra persone che guadagnano milioni di euro e quelle che vivono con buoni settimanali o che sono disoccupate.

Il mondo dello spettacolo italiano è quindi disunito secondo Bellocchio, confermando in blocco tutte le perplessità riguardo un settore che ha fatto della crisi cronica il suo “status vivendi”, dimostrandosi incapace non solo di rinnovarsi e di viaggiare sulle proprie gambe, ma anche di avere una visione d’insieme e una comunità d’intenti che, invece, altri settori, anche meno privilegiati, hanno.