L’educazione dei figli è un argomento molto dibattuto in ogni parte del mondo. Tutti i genitori hanno aspettative e obiettivi simili per la prole: felicità, buona salute, successo. Per ottenere i risultati sperati e assicurarsi che la crescita dei pargoli avvenga nel migliore dei modi, però, la famiglia ricorre ai metodi educativi più diversi.

L’approccio genitoriale nei confronti dei propri figli è condizionato soprattutto da fattori esterni quali la cultura, l’ambiente sociale in cui si vive, il background esperienziale della {#coppia}, l’educazione che a sua volta si è ricevuti ma anche la condizione economica della famiglia.

Questa gamma infinita di possibili condotte, dalle sfumature infinite almeno quanto quelle della stessa mente umana, sfocia a volte in scelte educative estreme e discipline a tratti incomprensibili.

Dopo la teoria cinese della madre-tigre Amy Chua, che ha raccontato in un libro dal titolo “Inno di battaglia di una madre tigre” la rigidissima educazione (di stampo orientale) con cui sta crescendo le sue due figlie, il mondo del Web indaga sui metodi educativi più bizzarri ed estremi esistenti al mondo.

Si parte con un approccio definito attaccamento parentale (in inglese Attachment Parenting), codificato e promosso dal dottor William Sears, il quale crede fermamente nell’efficacia per il bimbo di dormire nel lettone insieme ai genitori. Il concept di questo metodo, più diffuso di quanto si creda, afferma che più un infante è legato a mamma e papà più si sente sicuro.

Da questa teoria è nata un’associazione no profit chiamata API (Attachment Parenting International) che supporta le famiglie nell’applicazione di questo metodo mediante la promozione di otto principi di “parenting” che prevedono, oltre al dormire insieme, anche il lavarsi insieme, l’allattare al seno quanto più tempo possibile, l’approcciarsi in modo sempre gentile e reattivo nei confronti del bambino.

Una filosofia decisamente opposta vede nel bruciare le tappe, senza seguire le tradizionali fasi della crescita, la via migliore per educare un figlio. Questa tecnica, nota anche come “Infant Potty Training” (allenamento infantile del vasino) spinge i neonati ad accostarsi al vasino molto presto, sin dai primissimi mesi di vita. I promotori di questo metodo infatti ritengono che un bimbo sin dalla nascita lanci segnali ben precisi quando deve compiere le sue funzioni fisiologiche. Compito dei genitori è dunque quello di imparare a cogliere questi segnali e portare di corsa il figlio in bagno in modo da abituarlo sin da subito al wc.

Se questa idea non vi fosse apparsa sufficientemente assurda, eccone in arrivo un’altrettanto inaspettata: l’ipnosi parentale. Questa tecnica è da considerare come una stimolazione del subconscioì del proprio pargolo mediante tre fasi: rilassamento, aumento della concentrazione e messa a fuoco dell’obiettivo.

L’ipnosi viene utilizzata solitamente per risolvere alcuni problemi infantili come bagnare il letto, succhiarsi il pollice, avere l’emicrania ed essere vittime di ansia. Un particolare tipo di ipnosi molto utilizzato in questi casi è quello del “volare via”: i bambini vengono prima indotti allo stato ipnotico per poi essere invitati a spazzare via con un soffio tutti i sentimenti negativi.

Il Babywise Parenting è invece un metodo controverso, che ha generato non poche polemiche, in quanto consiste nello stabilire una rigida routine nella quotidianità dell’infante sin dalla nascita. Alle piccole vittime di questo metodo vengono dati orari e tempi precisissimi per mangiare, lavarsi, dormire, senza eccezioni né elasticità. Se il bambino ad esempio si rifiuta di mangiare, dovrà restare a digiuno fino a quando non si ripresenterà nuovamente il momento prestabilito per nutrirsi. Un principio puramente egoistico campeggia su questa metodologia: la routine del tuo bambino dev’essere in funzione di te, non devi essere tu al servizio della routine del tuo bambino.

Per concludere, si segnala un metodo educativo basato sull’estremo equilibrio: il genere neutro. Utilizzato anche da star come {#Angelina Jolie}, consiste nel non etichettare i propri figli condizionando, come solitamente avviene, le loro scelte in base al sesso di appartenenza. Questa neutralità si manifesta soprattutto nell’abbigliamento (aboliti il rosa e l’azzurro ad appannaggio di colori e forme neutre) ma anche nella scelta dei giocattoli dei bimbi, assolutamente unisex.

Fonte: LilSugar.