Il citomegalovirus appartiene alla famiglia dei cosiddetti (herpes virus), Il termine citomegalovirus è dovuto al fatto che tale virus provoca un notevole aumento delle dimensioni delle cellule che colpisce. Una volta entrato nell’organismo, ci rimane per tutta la vita.

La trasmissione può avvenire da essere umano a essere umano mediante i fluidi corporei (latte materno, sangue, saliva, secrezioni vaginali, sperma e urina); chi è infetto non presenta alcun sintomo, tuttavia il virus può causare disturbi sia a livello fetale sia nei pazienti con problemi di immunodeficienza.

Parliamo di citomegalovirus congenito primario quando l’infezione virale è stata presa per la prima volta durante la gravidanza in una donna che in precedenza era negativa;  si parla invece di citomegalovirus congenito secondario quando l’infezione è avvenuta in seguito a riattivazione di un citomegalovirus latente oppure per reinfezione.

Il rischio di trasmissione del citomegalovirus al feto è più elevato nelle forme primarie (20-30% circa contro lo 0,6-2% delle forme secondarie).

Tra i bambini che soffrono di infezione congenita uno su quindici presenta i sintomi già al momento della sua nascita, tra gli altri nove solo una percentuale variabile tra il 10 e il 15 per cento presenterà i sintomi nei mesi o negli anni successivi.

I sintomi o disabilità provocati dal CMV congenito: si distinguono in temporanei o permanenti.

I Sintomi temporanei  possono causare gravi patologie  al fegato,  alla milza, Ittero , chiazze rosse sulla pelle, problemi polmonari, peso basso alla nascita.

I Sintomi permanenti possono causare patologie come la  sordità, cecità, disabilità mentale, microcefalia, mancanza di coordinazione, convulsioni, morte.

In alcuni bambini i sintomi possono non comparire per mesi o per anni dopo la nascita, tra i sintomi più frequenti che compaiono solo in un secondo momento ci sono la sordità e la cecità.

Attualmente non ci sono  vaccini preventivi per questo virus. Si può solo cercare di diminuire i rischi con  una buona igiene personale, soprattutto per quanto riguarda i soggetti più a rischio.

Si può effettuare una prima diagnosi di infezione fetale da citomegalovirus tramite amniocentesi. L’esame dovrebbe essere fatto a partire dalla ventunesima settimana di gravidanza e comunque non troppo precocemente rispetto al periodo di insorgenza dell’infezione da citomegalovirus nella madre.

Nel momento in cui viene scoperta la presenza del virus, per diminuire il rischio di trasmissione al bambino si può proseguire con la somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa, per dare  alla madre degli anticorpi efficienti che contrastino la diffusione del virus.

Se  il virus ha contaminato il  bambino, la cura ha lo scopo  di dare  al feto la possibilità di contrastarne e impedire la comparsa di problemi abbastanza gravi. Le immunoglobuline  oggi, l’unico farmaco che si può somministrare  in gravidanza.

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