Cittadinanza ai figli degli immigrati sì, ma non con lo “ius soli”. Il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha confermato durante l’intervista a “Che tempo che fa” l’intenzione di modificare la cittadinanza per consentirla ai figli di immigrati in Italia. Un’apertura che però dovrà stare attenta a non trasformare il suolo in un diritto inavocabile.

L’argomento delicato, più volte sollevato anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, merita un approfodimento per evitare – detta senza tanti giri di parole – di ritrovarsi con molte future madri immigrate ai confini per donare una cittadinanza ai loro figli e conseguenti diritti.

Le parole del Ministro, dette davanti al conduttore Fabio Fazio e al pubblico televisivo, sono state chiare: ci vogliono altri criteri.

«Se un bambino figlio di immigrati nasce in Italia e i genitori sono stabilmente in Italia e ha percorso un certo ciclo di studio credo che il diritto alla cittadinanza sia giusto. Deve essere comunque una cittadinanza derivante da tutto un insieme di fattori che possono variare. Lo ius soli semplice ci metterebbe in condizione di far nascere in Italia i bambini di tutto il mondo.»

Dunque, continuità famigliare e un processo di integrazione con un ciclo di studi sono elementi imprescindibili per concedere la cittadinanza ai figli di immigrati senza aspettare il compimento della maggiore età. Un processo più veloce, sensato, temperato, che dovrebbe mettere d’accordo molte parti politiche. Le quali in effetti non hanno mancato di esprimere un appoggio, anche da destra, dove questo concetto è ritenuto migliore di quello contenuto nel progetto di legge di Ignazio Marino (PD), e sul quale sembra ora esserci molto meno entusiasmo.

Il modello italiano che il governo Monti potrebbe inventare, risulterebbe più liberale di quello olandese, spagnolo, tedesco, e più simile a quello francese e americano.