La clamidia è una malattia infettiva sessualmente trasmissibile che viene causata dal microorganismo Chlamydia trachomatis. Considerata come una delle malattie sessualmente trasmissibili più comuni in tutto mondo, la clamidia colpisce prima su tutti le donne – sessualmente attive e in giovane età con un picco concentrato a tra i 16 e 24 anni – ed è trasmessa non solo tramite rapporti sessuali vaginali ma anche anali, orali o anche durante il parto, per via materno-fetale, quindi dalla madre (infetta) al nascituro.

Questa infiammazione, man mano che si sviluppa, può andare a infettare anche altri organi del corpo umano, oltre all’apparato genitale anche quello urinario. Nel caso in cui l’infezione venga a contatto con gli occhi può causare anche casi di congiuntivite, ma in alcun modo si viene contagiati se, per esempio, si condivide una toilette con un individuo infetto.

Nel momento in cui la clamidia è trasmessa al nascituro – anche se non capita molto spesso – questa può causare in quest’ultimo diversi problemi di salute tra cui patologie oculari e problemi respiratori: le prime possono variare da una congiuntivite neonatale per arrivare fino a dei danni più seri e permanenti, ma può anche insorgere un caso di polmonite. Tuttavia nei casi in cui si avvertono i primi sintomi sospetti è sempre consigliato rivolgersi ad un parere medico il quale saprà trovare sicuramente la soluzione più adeguata.

Clamidia: i sintomi

La clamidia, per via di alcuni sintomi pressoché uguali, può essere spesso confusa con la gonorrea. In genere, tuttavia, le manifestazioni sintomatiche risulterebbero essere pressoché limitate a qualche perdita vaginale ma soprattutto a prurito e fastidio generale nella parte interessata, specie durante la minzione.

Molte volte capita anche che chi è affetto da clamidia non se ne accorga in quanto i sintomi possono passare anche inosservati: proprio per questo motivo la malattia sarebbe stata definita come un’infezione a trasmissione sessuale silenziosa.

Tra i sintomi più gravi invece possono verificarsi dei dolori al basso ventre e alla schiena, ma anche nausea, febbre e perdite di sangue al di fuori del ciclo mestruale. Negli uomini invece i sintomi saranno perdite anomali dall’uretra con prurito ma anche gonfiore ai testicoli e fastidio generale. Per i rapporti anali o orali l’infezione interesserà anche il retto e la faringe: nel primo caso si potranno accusare dolori, infiammazioni e perdite mentre nel secondo un mal di gola.

Tuttavia, se non ci si accorge da essere affetti da questa malattia, possono occorrere anche delle gravi conseguenze, come danni seri all’apparato riproduttivo causando nella donna delle gravidanze extra-uterine fino alla completa infertilità. Per questo motivo è sempre meglio prevenire questa infezione optando per le precauzioni opportune, oltre a cercare di curarla quanto più presto possibile.

Prevenzione

Prevenire, in qualsiasi situazione, è meglio che curare. Per evitare di contrarre questa infezione e anche moltissime altre malattie sessualmente trasmissibili (tra queste ovviamente anche l’HIV) è sempre consigliato avere dei rapporti sessualmente protetti. Questo vale sia per i rapporti eterosessuali sia per quelli omosessuali: l’uso del preservativo può proteggere da moltissime malattie. In ogni caso, specie se con partner occasionali, è sempre meglio non optare per rapporti orali in quanto questo può risultare come uno dei più rischiosi per contrarre la malattia.

Nel momento in cui si ha anche solo il sospetto di essere affetti da clamidia è bene contattare il proprio medico curante e sottoporsi immediatamente ad un test specifico annuale per le Malattie Sessualmente Trasmissibili (MST), spesso consigliato a tutte le donne sessualmente attive, specie con un’età pari o inferiore ai 25 anni, ma anche per le donne in gravidanza e per coloro che cambiano partner sessuale in maniera frequente.

Clamidia: terapia

Se bene in molti casi rimanga asintomatica – appunto, non riconosciuta dalla persona attraverso i sintomi – una volta in cui la clamidia è riconosciuta bisogna iniziare immediatamente il trattamento farmacologico prescritto dal medico, ginecologo o una figura specializzata. Questo permetterà di eliminare l’infezione dall’organismo e di ristabilire il benessere dell’individuo. Tra i trattamenti più diffusi per combattere la clamidia ci sono quelli a base di azitromicina o doxyciclina. Ovviamente ciascuna di queste soluzioni varieranno a seconda dell’individuo ma in genere la terapia antibiotica dovrebbe durare dai sette ai dieci giorni ed è sempre consigliato sottoporre alla stessa anche il proprio partner – o i parnter – sessuale in quanto potrebbe esserci una buona possibilità che anche questo può essere stato contagiato.

Se entro i primi giorni della cura non si avvertono più i sintomi non vuol dire che l’infezione è stata completamente debellata e per questo motivo è sempre bene portare al termine la terapia prescritta.

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