Il famoso punto dieci del contratto Rai destinato alle collaboratrici esterne, meglio noto come clausola maternità, sarà presto riformulato in modo più chiaro affinché non possano sorgere fraintendimenti di alcun tipo: l’azienda di Viale Mazzini non discrimina le donne, tantomeno le mamme. Questo il messaggio che il direttore generale della Rai Lorenza Lei è decisa a diffondere a poche ore dalla polemica nata intorno alla denuncia di Errori di Stampa.

La stessa Lorenza Lei, infatti, ha dichiarato la volontà di rivedere la clausola maternità smentendo in modo secco la volontà dell’azienda di licenziare le donne in gravidanza, una pratica che, stando alle affermazioni contenute nel comunicato Rai, non è stata mai portata avanti all’interno dell’azienda.

«Onde evitare inutili strumentalizzazioni a ulteriore testimonianza che la clausola in contestazione non ha il rilievo che le viene attribuito, la Direzione Generale non ha alcuna difficoltà a toglierla dai contratti per una diversa formulazione che non urti suscettibilità fatta salva la normativa vigente che non è nella disponibilità della Rai poter cambiare.»

La totale estraneità della Rai da qualsiasi pratica discriminatoria, inoltre, era stata già ribadita dalla Lei nella serata di ieri, attraverso una nota che specificava l’intenzione di far valutare eventuali modifiche dagli uffici competenti. Nonostante queste dichiarazioni, tuttavia, la polemica si è estesa sul Web e ha richiamato anche l’attenzione del mondo politico.

Dal segretario della Cgil Susanna Camusso, ad esempio, è arrivata un’aspra condanna nei confronti di questo contratto definito “illegittimo”, mentre sono in molti ad auspicare un intervento anche da parte del Ministro Elsa Fornero per garantire che la maternità continui a essere un diritto tutelato dalla Costituzione, e pertanto inviolabile.

C’è anche chi sostiene, come Nichi Vendola, che questa polemica offre alla Rai la possibilità di diventare azienda paladina dei diritti dei lavoratori e in prima linea contro la precarietà.

«Oggi i vertici della Rai e le istituzioni hanno un’occasione d’oro. Se vogliono davvero dimostrare che sono contro la precarietà e a difesa della famiglia cancellino anacronistiche e offensive norme capestro per le giovani collaboratrici».

Fonte: Rai News