Clementina Forleo, il magistrato che nel 2008 era stato trasferito a Cremona dal Csm per incompatibilità ambientale a causa delle dichiarazioni rilasciate a Annozero sui “poteri forti”, tornerà al tribunale di Milano non più in veste di GIP, ma di giudicante presso una sezione penale del tribunale. Silvio Berlusconi, tre anni fa, aveva difeso il gip accusando la maggioranza di centrosinistra di allontanare chi dà fastidio, «le toghe scomode».

Clementina Forleo aveva denunciato a Annozero e alla stampa l’intrusione di poteri forti che avrebbero interferito con le indagini sulle scalate bancarie di Antonveneta e Bnl di cui il giudice si stava occupando. Silvio Berlusconi aveva dichiarato che per il centrosinistra la Forleo era «una toga che disturba».

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Secondo il Csm, con questo comportamento la Forleo non aveva osservato il suo dovere di indipendenza e imparzialità durante l’esercizio delle sue funzioni, creando

«un disagio diffuso nel suo ufficio giudiziario e incrinato il necessario rapporto di reciproco rispetto ed equidistanza con la procura, e rivelato marcata carenza di equilibrio, un’abnorme personalizzazione delle vicende processuali a lei affidate e una propensione a condotte vittimistiche».

Il giudice ha sempre contestato le accuse del Csm dichiarando:

«Lotterò fino alla fine dei miei giorni, a testa alta in tutti i tribunali, per affermare il principio che la legge è uguale per tutti, anche per i magistrati, qualunque sia la loro appartenenza o non appartenenza».

Nell’aprile 2009 la sentenza del Tar del Lazio aveva appoggiato Clementina, sostenendo che non esistevano le condizioni per il trasferimento in quanto non era stata ravvisata l’impossibilità del giudice di “svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialità”. Poco prima dell’estate, anche il Consiglio di Stato le aveva dato ragione.

«Non posso che essere contenta di questo risultato un risultato in cui ho creduto da sempre nonostante tante avversità, purtroppo anche interne al mondo della magistratura».

Dopo tre anni, il giudice può dire di aver vinto la sua battaglia.

Fonte: Corriere della Sera