Sono consulenti qualificati, esperti nella formazione e nel dare consigli su come realizzare progetti sia a livello aziendale sia personale. Sono i coach, e coaching si chiama questa nuova professione che sta spopolando anche in Italia, raggiungendo un giro di affari pari a 15 milioni di euro.

Si parla di figure che svolgono la funzione di motivatori, trainer, o comunque che hanno un ruolo fondamentale nell’aiutare le persone a ottenere un risultato prefissato.

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Secondo il primo sondaggio sulla professione del coach, presentato a Roma durante l’VIII congresso di ICF (International Coach Federation), nella penisola la maggior parte delle coach sono donne tra i 44 e i 49 anni e svolgono questo lavoro prevalentemente al Nord.

La percentuale femminile all’interno di questo settore è pari al 56%, e questo dato riguarda anche il resto del mondo, dove sorprendentemente anche le persone che si rivolgono ai coach sono donne, e la maggior parte delle volte lo fanno al fine di migliorarsi più che di trovare un lavoro.

Si tratta di un’attività nata negli Stati Uniti alla fine degli anni ’80, successivamente diffusasi anche in Europa. Entrando più nel dettaglio di questo lavoro, si scopre che alla base c’è la necessità di molte persone di affidarsi a qualcuno che sappia tirare fuori e plasmare un certo talento, e che aiuti a sviluppare le proprie potenzialità.

L’ambiente ideale per il coaching è quello aziendale, popolato da manager, imprenditori o comunque team di persone che devono interagire tra loro per raggiungere uno scopo comune. Ecco come il presidente di ICF Italia, Daniele Bevilacqua, ha illustrato la funzione del coach nella crescita professionale di una persona.

“I coach sono professionisti che guidano i clienti verso il raggiungimento dei propri obiettivi, verso la consapevolezza di sé e verso lo sviluppo delle proprie attitudini personali e professionali”.

Secondo i risultati di un sondaggio condotto su oltre 300 coach professionisti, sembra che a chiedere aiuto e consulenze siano soprattutto i manager e coloro che operano ai vertici aziendali (67%), seguiti dagli imprenditori (53,1%) e, infine, dalla categoria dei liberi professionisti (38,8%).