Arare e coltivare il mare? Forse con la tecnologia ci possiamo arrivare. Sarebbe una soluzione per riuscire a produrre cibo per i 9 miliardi di abitanti che calpesteranno il pianeta nel 2050 (il 50% in più rispetto ad ora).

I primi progetti sperimentali arrivano dall’università Bicocca di Milano, che in vista dell’Esposizione universale del 2015, ha sponsorizzato l’idea di Idrees Rasouli, un ricercatore londinese dell’Innovation design engineering, che ha pensato di creare un sistema di zattere ancorate sotto costa per lo sviluppo di un tipo di coltivazione fuori dal suolo detta idroponica.

Il sistema è modulare, si alimenta con l’energia solare, il calore del mare e la raccolta di acqua piovana. L’obiettivo di Rasouli  è quello di diffondere il sistema nelle aree urbane affacciate sul mare, con vantaggi che vanno dal basso costo della superficie occupata (cinque volte inferiore a quella di un terreno agricolo vicino alla città) alla possibilità di trasportare il cibo via mare direttamente alle industrie di trasformazione, senza spese di logistica.

L’università Bicocca sperimenterà il sistema galleggiate nel centro di ricerca Mahre sull’isola maldiviana di Maghodoo, a cui lavora Paolo Galli, ricercatore del dipartimento di biotecnologie e promotore del piano.

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