Ricevere critiche sul lavoro non piace a nessuno. Spesso vengono considerate come profondamente negative, e il lavoratore che subisce il rimprovero si riempie di rabbia o si sente in colpa, arrivando talvolta a temere persino il licenziamento.

Tuttavia, la critica sul lavoro non deve lasciare indifferenti e deve spronare ad agire. Si deve innanzitutto imparare a discernere tra critiche positive e critiche negative: dopodiché bisogna saperle recepire e assimilare.

Affrontare le critiche negative è molto semplice. Sono quelle che mirano a demolire il lavoratore senza alcuna giustificazione e in modo del tutto gratuito. Spesso le critiche negative provengono da persone che criticano tutti indifferentemente, senza aver soppesato la reale qualità del lavoro: si tratta di richiami basati su pretesti falsi o privi di fondamento.

La critica negativa deve essere completamente ignorata, specialmente se non viene rivolta al lavoro svolto ma alla persona. Le critiche negative, proprio perché prive di fondamento, vanno lasciate cadere: non si deve trovare lo spunto per un litigio ben più serio che, a lungo andare, potrebbe deteriorare i rapporti con i colleghi e rovinare la carriera.

Sulle critiche positive, invece, bisogna spendere qualche parola in più. Sono quelle effettivamente criticano il lavoro svolto, mirando, però, al miglioramento dello stesso e della persona che lo ha curato. Anche se si è convinti di aver fatto un buon lavoro, ricevere una critica costruttiva dal proprio superiore o da un collega non deve essere considerata un’offesa, ma una collaborazione finalizzata al miglioramento del lavoro.

Quando si riceve una critica positiva, bisogna innanzitutto ascoltare e considerare ciò che è stato criticato. Non si deve mai rispondere cavalcando la rabbia che può essere suscitata al momento, ma bisogna limitarsi ad ascoltare. Ascoltare attentamente senza ribattere subito permetterà di dimostrare di essere una persona forte e che sa far tesoro di ogni critica. Dopo l’ascolto, si deve riflettere attentamente sulle parole dette.

Sedimentata la critica, si può passare a rispondere e a discutere. Bisogna sempre rispondere in modo educato, possibilimente sorridente, dimostrando di aver capito la lezione: tuttavia, sempre con educazione e disponibilità, si possono esporre le proprie idee e spiegare il motivo per cui si è svolto il lavoro in un determinato modo e non in un altro. Qualora si sia convinti della propria posizione, non bisogna mai attaccare il capo o il collega che ha criticato, ma instaurare con lui o con lei una sana discussione volta non a stabilire chi ha ragione o chi ha torto, ma semplicemente a migliorare l’andamento del lavoro.

Infine, bisogna applicare la critica che è stata mossa. Con la critica, infatti, spesso si vuole definire un particolare metodo di lavoro o un’impostazione volta al miglioramento dell’intero ambiente. Quindi, tutte le critiche mosse – se cotruttive e ragionevoli – vanno applicate e considerate come un insegnamento di cui far tesoro. Tutto ciò che esula dalla critica salutare e positiva, tutto ciò che è semplice battibecco, va dimenticato o lavorare potrebbe diventare davvero insostenibile.

Fonte: Mag for Women