Arredare con la luce, intrappolarla in forme nuove cercando sempre di coniugare bellezza e funzionalità: è questo quello che hanno fatto i grandi esponenti del design, nomi del calibro di Munari, Magistretti, Sapper e Panton, ideatori di quelli che ancora oggi sono must dell’architettura d’interni in fatto di illuminazione. Scopriamoli insieme.

Disegnata da Bruno Munari nel 1964 per Danese, Falkland (nella versione sia sospesa che da terra) è la lampada che corrisponde più di tutte ai requisiti che lo stesso designer indica come indispensabili per una corretta progettazione: semplicità, efficienza, minino ingombro di stoccaggio (si compatta nella confezione in pochi centimetri) e massima resa formale. Nasce dalla fusione di oggetti molto diversi tra loro: le calze da donna, le nasse da pesca e le lampade di carta orientali. È costituita da sette anelli di metallo di diversi diametri, un tubo di filanca bianco, una sola lampadina e un riflettore in alluminio. Alta più di un metro e sessanta, la luce si dissolve come all’interno di una nuvola e filtra dal tubo utilizzando la texture del tessuto per creare un caratteristico effetto di luminosità morbida e diffusa.

Un altro classico del design italiano è la lampada da tavolo Eclisse di Vico Magistretti disegnata nel 1965 per Artemide e vincitrice due anni più tardi del Compasso d’oro. Si tratta di un oggetto la cui estetica è basata su forme primarie, ispirato alle lanterne cieche dei minatori. È composta da tre semisfere: due verticali che scorrono su un perno centrale, l’una nell’altra, e una terza orizzontale che funziona da base. L’immagine è quella delle fasi lunari: dalla sfera piena all’eclissi totale, passando per gli spicchi intermedi. Fa parte, nella sua versione originale (senza la rotella aggiunta successivamente per evitare di scottarsi), della collezione permanente dei più importanti e i più rinomati musei dedicati al design industriale, all’arredamento e all’arte moderna e contemporanea.

Progettata da Richard Sapper nel 1972 per Artemide, Tizio non è solo un pezzo di design presente nei musei di mezzo mondo, ma è la lampada da tavolo più presente sulle scrivanie di case e uffici. È una vera e propria scultura che, nella sua apparente semplicità, nasconde una combinazione di innovazione tecnica ed ingegno. L’innovazione consiste nella sua concezione costruttiva: alla base della lampada è presente il trasformatore che alimenta la lampadina alogena attraverso bacchette e bottoni che fanno da conduttori di corrente senza l’ausilio di cavi elettrici. La lampada è costituita da un sistema di articolazioni in costante equilibrio tramite una serie di contrappesi, nel quale gli stessi bracci si offrono come conduttori di corrente.

La FlowerPot, ideata dal designer danese Verner Panton nel 1969, è diventata un vero emblema degli anni ’70, un’icona del design che ha saputo attraversare i decenni senza mostrare i segni del tempo. È composta da due cupole in acciaio incastrate tra loro e sostenute da un cavo in tessuto lungo tre metri: la sfera inferiore rappresenta ed accoglie il bulbo, mentre la sfera superiore con la sua superficie riflettente colorata riprende il colore della sfera inferiore. Le due sfere semi-circolari sono disposte una di fronte all’altra e il diametro della sfera superiore è il doppio di quello inferiore. È disponibile in due diverse grandezze e in una vasta gamma di colori vivaci: per il designer danese, infatti, il colore era più importante della forma e secondo lui il colore poteva evocare sentimenti.

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