I neonati piangono, tutti. Che sia per fame o per stanchezza, la maggior parte delle volte calmare il pianto dei bambini è un compito arduo per tutti i genitori, soprattutto se alle prese con il primo figlio.

Cosa succede, però, se il pianto del neonato si protrae a lungo e diventa inconsolabile? Un valido aiuto per calmare i bambini ci arriva dalla psicoterapeuta Christine Rankl, e dai suoi preziosi consigli contenuti nel libro “Così calmo il mio bambino“, una vera e propria guida già best-seller in Germania e ora disponibile nelle librerie italiane.

Co-fondatrice del reparto di psicosomatica neonatale presso il Wilhelminenspital di Vienna, l’autrice del volume si propone di aiutare le mamme e i papà a scoprire il metodo migliore per calmare il proprio bimbo, che non può essere un rimedio universale valido in tutte le situazioni.

Nessuna soluzione drastica che ricorda il tanto discusso metodo Estivill, quindi, ma semplicemente un ricco repertorio di consigli senza dubbio illuminanti per i neogenitori e dedicati ai bambini dalla nascita fino ai dodici mesi. Christine Rankl illustra infatti da che cosa hanno origine le crisi di pianto dei piccoli nelle varie età, e propone possibili soluzioni per risolvere la situazione senza andare nel panico e sentirsi totalmente incapaci.

Prevenire le crisi di pianto, creare un ritmo regolare di “pappa e sonno” e interpretare le esigenze dei piccoli prima che inizino a esprimersi con le parole: questi sono alcuni dei temi che l’autrice affronta nel libro. Se è vero che ogni tentativo di calmare il pianto di un neonato si trasforma in una forte dose di stress per un genitore, ad esempio, è anche vero che la maggior parte dei metodi più diffusi è abbastanza limitativo e, spesso, considera il problema solo da un punto di vista.

Come si ottiene, quindi, il perfetto “cocktail tranquillizzante per il bebè”? Secondo Christine Rankl è fondamentale che un genitore ponderi le sue azioni tenendo conto della fase di crescita del piccolo, valutando anche in quale momento della giornata si verifica una qualche crisi, per evitare di trasmettere sensazioni non adatte e inutili in quel momento.

Illuminante, infine, è anche il ritratto dei genitori alle prime armi dipinto dalla Rankl, che descrive in modo preciso le pressioni alle quali sono spesso sottoposti le madri e i padri subito dopo il {#parto}, ancora prima di portare il neonato a casa dall’ospedale.

«Già nel reparto maternità i neogenitori vengono travolti da una quantità di informazioni e consigli, ai quali si aggiungono poi quelli, più o meno richiesti, di familiari e conoscenti. Si trovano quindi davanti un’intera gamma di informazioni contraddittorie: dal rischio di viziare il piccolo con un eccessivo contatto fisico (che il pianto faccia bene ai polmoni, grazie a Dio non lo credevano più nemmeno i nostri bisnonni!) ai consigli sull’allattamento: c’è chi dice di rispettare orari prestabiliti e chi invece no. E per il sonno? C’è chi raccomanda solo il lettino, orari regolari e assoluto silenzio e c’è chi dice che il bambino può dormire sempre e ovunque. Secondo alcuni, i neonati urlanti dovrebbero essere nutriti, tenuti in braccio e messi a dormire; per altri è esattamente il contrario.»

Fonte: UrraOnline