È un bel dilemma: come cambia la percezione della gravidanza tra i 20 e i 40 anni? In linea generale si può affermare che una donna è pronta a diventare mamma quando lo sente dentro di sé, oppure quando l’orologio biologico chiama, insistentemente.

Sappiamo però che ci sono due aspetti da considerare, il primo relativo al corpo mentre il secondo alla preparazione psicologica della donna: sono due fattori che non sempre collimano. Se dal punto di vista fisico la giovinezza aiuta il concepimento e la prosecuzione della gravidanza senza intoppi, è anche vero che ci si potrebbe scontrare con un’incontestabile immaturità nell’affrontare questa esperienza che implica non poche responsabilità, unite a una buona percentuale di altruismo e amore incondizionato.

Sono aspetti dei quali non sempre si tiene conto quando si è giovani, e attualmente la tendenza è quella di diventare madre in prossimità dei 30 anni, se non di affrontare tale esperienza dai 40 in poi. Sicuramente sono diversi i modi in cui si vive l’attesa.

A vent’anni la gravidanza difficilmente è una scelta, spesso dovuta al fatto che viene rifiutata l’idea della prevenzione (in base all’idea che l’amore può tutto). Per le adolescenti, tra l’altro, la probabilità di concepire in un anno, se si hanno rapporti non protetti nei giorni fertili, è del 90%, mentre il rischio di aborti nel primo trimestre è pari al 10%. Il fisico certamente è più forte a livello di muscoli e scheletro, e riesce a sopportare meglio gli eventuali fastidi e gli inconvenienti della {#gravidanza}.

A trent’anni di solito un figlio è programmato, e la donna si è informata un po’ su tutto quel che riguarda la gravidanza e ciò che comporta (ha un compagno, un lavoro e un sogno nel cassetto: un bebè). In questo caso, però, generalmente diminuisce (80%) la percentuale relativa alla probabilità di concepire in un anno con rapporti non protetti nei giorni fertili e si innalza (15%) il rischio di aborto precoce.

Mentre con dieci anni di più la probabilità di concepire nell’arco di dodici mesi scende al 65%, e il rischio di aborto nel primo trimestre raggiunge il 30%. A livello psicologico la donna si vuole mettere in gioco e con lei la è sua stessa giovinezza a desiderare un’altra possibilità. Uno studio sulla rivista scientifica Nature afferma che avere un figlio dopo i 40 anni dà più possibilità di raggiungere la soglia dei cent’anni, proprio perché le gravidanze tardive e la longevità sono legate al ritmo biologico, per cui se si riesce a portare avanti una gestazione dopo i quaranta è grazie anche a un sistema riproduttivo che invecchia più a rilento (si producono più estrogeni che tutelano da malattie cardiache e patologie degenerative).

Anche in questo caso la gravidanza è desiderata, quasi una sfida contro un orologio biologico troppo severo; però la gestazione deve essere necessariamente più seguita dal proprio ginecologo per monitorare la salute della madre ma soprattutto del feto. Per le donne con più di 35 anni, infatti, esistono gli accertamenti prenatali, quali amniocentesi e villocentesi, che permettono di favorire una diagnosi certa di anomalia genetica del feto.