Il capoufficio è pur sempre il capo, colui o colei che dirige i lavori e che regola i rapporti con i clienti e i dipendenti: ma anche lui/lei è una persona e come tale può sbagliare.

Non è di certo facile puntare il dito contro il capoufficio per fargli capire che sta commettendo un errore. Tuttavia, se si sente addosso un minimo di senso di giustizia e, soprattutto, amore nei confronti del proprio lavoro, è opportuno far presente al capo l’errore commesso, ovviamente con le dovute cautele e la dovuta educazione.

È pur vero che molti preferiscono stare in silenzio, specie in un periodo di forte crisi in cui il lavoro è precario e i contratti vacillano. Ma come tacere di fronte a un errore del capo, che potrebbe pregiudicare il rapporto con i clienti, la gestione dei colleghi e, in generale, l’andamento dell’intera attività lavorativa?

Bisogna farsi coraggio e parlare, rimanendo razionali e vagliando tutte le possibilità. Se con il proprio capo si è in così buoni rapporti da sfiorare l’amicizia, di sicuro parlare apertamente sarà più facile. La cosa opportuna da fare è mostrargli l’errore che ha commesso, ma senza aggredirlo: la conversazione dovrebbe rimanere sull’amicale, cercando di esporre il proprio punto di vista in modo calmo ma convincente. Se il capo è un amico, capirà le buone intenzioni.

Può anche darsi che il proprio superiore non sia un vero e proprio amico, ma che tra capo e dipendente scorra un rapporto di reciproca fiducia lavorativa: se in passato si è lavorato così bene da impressionare il capo, non si dovrebbe temere di dire la propria opinione. È d’obbligo esporre la questione senza colpevolizzare o aggredire il capoufficio, ma con la sicurezza, dalla propria parte, che si sarà ascoltati: attorno a una particolare problematica, sarebbe opportuno intavolare una discussione, un confronto, uno scambio di idee.

Ovviamente, ci si può trovare anche di fronte a un capoufficio con cui si hanno scarsi rapporti. Ma non si può rinunciare a dire ciò che si pensa, specie se l’errata decisione del capo piò mettere a repentaglio l’attività.

In questo caso bisogna andare con i piedi di piombo. Bisogna dapprima essere certi in maniera assoluta che il capo stia commettendo un errore: si deve riflettere a lungo, fare un check delle azioni del capo per essere sicuri che sia nel giusto o nel sbagliato. In secondo luogo, si deve pensare agli effetti negativi dell’errore commesso e agli effetti positivi che potrebbero sopraggiungere qualora si facesse notare al capo il suo sbaglio e si cambiasse rotta.

A questo punto, bisogna agire e parlare: importante è non partire all’attacco con il discorso riguardante l’errore lavorativo. Parlando con il capo si deve dire ciò che di buono ha fatto e i benefici che ha apportato all’azienda. A questo punto sarà possibile far notare l’errore: solo dopo aver esposto i punti positivi argomentando per bene, si potranno enucleare i punti negativi di una decisione sbagliata.

Fonte: Women’s Dish