San Valentino è conosciuta in tutto il mondo come la festa degli innamorati. Per i cattolici il santo del giorno ha un significato preciso, che a ben guardare assume a un tempo un significato mitico e uno reale. Nell’immaginario collettivo questa giornata è semplicemente una festa commerciale, ma c’è un senso profondo che non andrebbe dimenticato. Un senso che mescola sacro e profano, che affonda le sue radici nella romanità, nella cultura che in tutto il mondo è stata culla di civiltà.

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Le origini della festa di San Valentino sono da ricercare nei Lupercalia, una festa pagana per il dio Lupercus in cui i nomi di uomini e donne venivano messi in un’urna e mescolati insieme, per poi essere pescati e uniti da un bambino. Nell’iconografia, questa tradizione ha finito per confondersi con la mitologia su Cupido, l’Eros dei latini, ritratto come un bambino alato e spesso bendato pronto a scoccare frecce dal suo arco e a colpire due fortunati amanti: per questo si dice che l’amore è cieco e unito dal caso.

Quando a Roma si innestò la tradizione cristiana, a questa pagana venne sostituita la storia di Valentino, vescovo di Terni, città in cui sono conservate le sue reliquie, che usava unire in matrimonio i cristiani all’epoca perseguitati. Si tratta di agiografia cristiana risalente al secondo secolo dopo Cristo, quando Valentino venne martirizzato a seguito di decapitazione e divenne quindi il santo simbolo dell’amore. Uno dei miracoli attribuiti al santo narra della figlia cieca del suo carceriere: i due si innamorarono e Valentino le restituì la vista, scrivendole una lettera firmata «il tuo Valentino», tanto che pare derivi da questa leggenda l’usanza di inviare biglietti chiamati valentine.

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Le valentine sono entrate nell’usanza comune, nelle arti come la musica o il fumetto. Chi non ha mai letto delle valentine tanto attese da Charlie Brown il 14 febbraio? E quanti, da Miles Davis a Tom Waits, hanno cantato alla propria Valentina con una canzone dedicata? La questione alla base di tutto questo è che al genere umano serve attaccarsi a un’immagine ideale dell’amore, un’immagine che non è mai reale ma serve per coltivare la speranza di amare ed essere amati a propria volta.

Fonte: Italysoft.