Emozione, desiderio della scoperta e tanta paura: sono questi i sentimenti che accomunano molte donne al primo rapporto sessuale, cioè quando si abbandona per sempre quella verginità che, al giorno d’oggi, si vive di certo con più consapevolezza. Finiti i tempi in cui parlare di prima volta causava inutili imbarazzi e il rimprovero sdegnato di madri e amiche, il network Sugar ha voluto analizzare a fondo la questione, indagando non solo età media del primo rapporto fra le lettrici, ma anche anche numerosi altri fattori che entrano in gioco in questo momento di passaggio per la vita di una donna.

Il primo dato che emerge con una certa chiarezza è che la verginità, come accennato poc’anzi, non è più un valore dai tratti spaventosi da custodire gelosamente per evitare lo stigma altrui. L’età del primo rapporto delle intervistate, infatti, si è abbassata ai 17 anni, con casi straordinari ai 12 e, comunque, non oltre i 26. Il mito dell’illibatezza fino al {#matrimonio}, perciò, rimane soltanto una tradizione di tempi lontani. La maggioranza del campione, oltre il 57%, ha inoltre sottolineato di non essersi pentita di non aver atteso tempi più maturi.

Nonostante la riduzione dell’età media, non manca però una componente fondamentale: il romanticismo. Le giovani sono di certo più disinibite delle generazioni precedenti di madri e nonne, ma non dimenticano come la prima volta sia innanzitutto una questione d’amore e fiducia. Così, la quasi totalità del campione ha trascorso la prima notte di {#sesso} in compagnia del fidanzato, mentre in pochissime hanno scelto un amico o un conoscente solo per il gusto di provare. E, per ben il 61% dei casi, il primo rapporto è arrivato casualmente, quasi a coronare la relazione, anziché essere pianificato nei minimi dettagli. Questo indica come, rispetto al passato in cui la perdita della verginità atteneva alla ben precisa data della prima notte di nozze, la sessualità sia più spontanea e leggera, priva di cupi presagi o stimoli deterrenti dall’esterno.

Per quanto riguarda la location del primo amplesso, vi sono delle conferme e qualche incredibile novità. Tra i posti più gettonati, infatti, vi sono la camera da letto del partner, gli hotel, la sempreverde automobile e il divano di casa. Ma vi sono anche dei picchi erotici più piccanti, come nel caso delle donne che hanno voluto perdere la verginità sul posto di lavoro o lasciarsi andare a effusioni sfrenate sul pavimento di casa.

Superate le formalità come il quando e il dove, Sugar si è quindi voluta inoltrare nell’indagine di fattori ben più intimi, quali ad esempio il piacere provato o gli stereotipi sociali connessi alle proprie pratiche sessuali. A quanto pare, il primo incontro di sesso non sembra essere stato stupefacente, ma comunque piacevole. Lo indica il 62% delle intervistate che, qualora fossero sottoposte a un voto di castità a seguito della prima penetrazione, si ritroverebbero impossibilitate a mantenere questo impegno. Ancora lontano, però, il raggiungimento dell’orgasmo: un elevato 81% dimostra come perdita della verginità e culmine del piacere difficilmente convivano, fattore questo forse dall’inesperienza dei partner e dalla giovane età della controparte maschile.

Così come oggi la verginità non sembra più un valore da preservare, è altrettanto vero che ne sorgono effetti diametralmente opposti. Oggi, infatti, l’ago della bilancia si sposta dall’attesa alla fretta, perché per la maggioranza del campione rimanere vergini dopo una certa soglia, in genere i 25 anni d’età, diventa uno stigma sociale, un vero e proprio handicap. Allo stesso modo, cresce anche il numero delle donne che prendono l’iniziativa con i propri compagni, uscendo finalmente da un ruolo di subordinazione sessuale a cui la tradizione le aveva relegate: circa il 50% delle donne non più vergini, infatti, ha avuto rapporti con uomini illibati.

Fonte: Très Sugar