“Signore, rendimi casto ma non subito”: queste furono le parole di Sant’Agostino, venerato da tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. La sessualità, accomunata spesso al concetto di lussuria, è sempre stata messa alla berlina delle più famose religioni perché considerata peccato capitale. Ma come influisce la religione sulle scelte dei fedeli in materia sessuale?

Gli atei lo fanno meglio: secondo un sondaggio a cui hanno partecipato credenti di diverse religioni, chi è ateo sembra avere una vita sessuale più interessante e varia, soprattutto dal punto di vista dell’esperienza nei rapporti sessuali. Il motivo? La mancanza del senso di colpa, tipico nei credenti che violano i principi morali delle varie istituzioni religiose.

Il credo spirituale influisce anche sull’educazione sessuale impartita ai giovani. Niente api, cicogne o cavoli per i figli degli atei: i genitori non credenti riescono a dare una migliore educazione sessuale e grazie alla leggerezza con cui vivono i rapporti riescono a parlare del sesso senza alcun tabù. Non si può dire lo stesso per i genitori religiosi, spesso imbarazzati davanti alle domande sulla procreazione e il sesso poste da bambini e adolescenti.

L’atteggiamento dei fedeli in materia sessuale dipende molto dalla religione a cui appartengono. I mormoni e i testimoni di Geova, per esempio, sentono molto il peso della colpa per aver commesso “atti impuri” mentre la comunità buddista è annoverata una tra le più tolleranti.

La religione cattolica, invece, non si colloca tra le istituzioni religiose più rigide nel contestare il sesso. Nonostante il Vaticano continui a minacciare la scomunica per chi utilizza metodi contraccettivi e a condannare il sesso fine a se stesso, il cattolicesimo risulta essere superato dalle chiese evangeliche pentecostale e battista in quanto a severità sul {#sesso}. Sorprende anche quanto i fedeli della chiesa protestante e del luteranesimo si sentano in colpa dopo aver praticato attività erotiche e sessuali, seppur in maniera più blanda rispetto alle religioni di stampo conservatore.

C’è però un importante dato da non sottovalutare: nonostante prediche di pastori e preti, i fedeli non smettono di praticare l’amore fisico pur sapendo di “vivere nel peccato”. L’influenza della religione nei rapporti sessuali risulta quindi limitata: la dottrina rende soltanto “spiacevoli” le attività sessuali dei fedeli, ma non riesce a frenarle del tutto.

Questo conferma, inoltre, che l’unica differenza tra atei e credenti consiste nella sensazioni provate dopo l’atto sessuale ma non nelle modalità o nella frequenza dei rapporti con l’altro sesso.