L’obesità rappresenta un grande problema di salute pubblica a livello mondiale, nonostante la malnutrizione esistente e generalizzata. Si tratta di un eccessivo accumulo di grasso corporeo causato prevalentemente dalla sedentarietà e da un’alimentazione scorretta. Queste caratteristiche non riguardano solo la classe sociale cosiddetta benestante ma anche le popolazioni più svantaggiate che tendono a mangiare più carboidrati e grassi piuttosto che frutta e verdura. Per quanto riguarda il benessere, l’obesità crea problemi di salute sia a livello psicologico che fisico.

Dal primo punto di vista, l’essere in sovrappeso implica spesso l’isolamento sociale poiché può diventare difficile la socializzazione a causa di pregiudizi ed etichettature, atteggiamento che può indurre alla depressione; questo può avvenire soprattutto nei bambini obesi, i quali tendono a sviluppare un rapporto difficile prima di tutto con se stessi per il fatto che si sentono in qualche modo diversi, e poi con i propri coetanei sviluppando così ancor di più la tendenza alla chiusura in se stessi e alla sedentarietà.

Dal punto di vista fisico, a tale condizione si associano complicazioni quali malattie cardiovascolari, ictus, diabete e alcuni tumori  (endometriale, colorettale, renale, della colecisti e della mammella in post-menopausa); inoltre malattie della colecisti e osteoartriti. Per tutte queste ragioni gli esperti associano la condizione di obesità al rischio di morte prematura.

Altri risvolti negativi sono l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’apnea notturna e problemi respiratori; oltre a ciò anche delle complicanze in stato di gravidanza, irsutismo e irregolarità mestruali. Inoltre, chi è obeso in età infantile lo è spesso anche da adulto: aumenta quindi il rischio di sviluppare precocemente fattori di rischio di natura cardiovascolare (ipertensione, malattie coronariche, tendenza all’infarto) e condizioni di alterato metabolismo, come il diabete di tipo 2 o l’ipercolesterolemia.

Pertanto è importante, anche in questo frangente, la prevenzione, cercando di capire anche i motivi della dipendenza da cibo. Ovvero bisogna ridurre il peso corporeo, sotto stretto controllo medico, coadiuvato se del caso anche da uno psicologo, e in seguito imparare a mantenere il proprio peso ideale misurato in proporzione all’altezza grazie a un’alimentazione corretta.

Accanto a una dieta alimentare corretta, spesso studiata anche nei centri specializzati per casi specifici, è necessario affiancare un’attività fisica adeguata ed eventualmente una terapia comportamentale.

Infine, come dettato dalle linee guida americane, nei casi più complessi si può abbinare anche una terapia farmacologica, a base di dexfenfluramina, sibutramina, o di fentermina/fenfluramina per periodi che vanno da 6 mesi a un anno. L’utilizzo di interventi chirurgici è invece raccomandato solo in casi estremi, per quei pazienti che presentino obesità acuta e altre patologie associate, che sono cioè ad alto rischio di mortalità, oppure che non rispondano agli altri trattamenti.

Fonte: Health Me Up.