Come nasce un fenomeno mediatico della portata di “Paranormal Activity“? Forse è proprio su questo che si dovrebbe discutere. Il film di Oren Peli è stato pompato dai media e pubblicizzato dal signor Steven Spilberg che, come lui stesso ha ammesso più volte, è rimasto terrorizzato dalla visione del film.

In realtà, il film di emozioni ne lascia davvero poche, e quelle più sentite riguardano le dinamiche che nascono nel rapporto di coppia durante le forzate veglie notturne. È triste doverlo ammettere, ma credo che il posto peggiore per vedere un film horror sia proprio il cinema. Troppe le contaminazioni derivanti da una visione collettiva, il più delle volte si esorcizza la paura con una semplice e fragorosa risata devasta climax.

Mentre il film di Oren Peli richiede una visione intima, magari proprio in una di quelle camere adibite al riposo, e a cui è negato l’accesso ad ogni forma estranea, proprio come accade nella pellicola. Alla fine, è proprio quello che ci racconta il film di Peli fra le righe, forse anche in maniera del tutto involontaria.

In una società così poco propensa al rispetto delle dimensioni, che non tutela le dimensioni collettive, cosa succede quando qualcosa di estraneo invade la dimensione familiare, che faticosamente hai costruito?

Non credo francamente che il film di Peli sia un prodotto riuscito, ma il regista israeliano con il suo “Paranormal Activity” ha colto nel segno sconfinando nella dimensione sacra del riposo e dell’intimità paure troppo intime e primordiali per non riguardare tutti.