Avere un bambino sembra facile, ma per alcune coppie non lo è per nulla: a volte si aspetta troppo (in Italia una donna ha il primo figlio in media a 31,3 anni) senza capire che la capacità riproduttiva decade rapidamente, altre ancora sono i problemi fisici a rendere difficile una gravidanza. Spesso queste difficoltà si possono superare: servono le informazioni giuste e un po’ di tenacia; come fare per rimanere incinta, quindi? Vediamolo insieme.

Secondo gli ultimi dati del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita, il 15% delle coppie italiane ha problemi di infertilità: nel 35,4% dei casi all’origine del difficile concepimento c’è un disturbo maschile, nel 35,5% femminile e nel 15% di entrambi i partner. Nel restante 14,2% si parla di infertilità idiopatica, cioè priva di cause conosciute. Tuttavia solo il 4% delle coppie infertili è sterile, cioè ha un problema non trattabile con alcuna terapia medica; tutte le altre sono subfeconde, cioè concepiscono più lentamente oppure presentano problemi che possono essere risolti con le opportune terapie mediche.

Tecnicamente si comincia a parlare di infertilità dopo un anno di tentativi infruttuosi di concepimento, con una media di 2 o 3 rapporti non protetti a settimana: prima non c’è motivo di intraprendere l’iter diagnostico, a meno che la futura mamma non abbia un ciclo irregolare o soffra di ipotiroidismo; è opportuno consultare uno specialista anche in caso di una patologia della sfera riproduttiva come l’endometriosi, la sindrome dell’ovaio policistico, uno o più fibromi oppure nel caso in passato all’aspirante mamma sia stata diagnosticata una malattia infiammatoria pelvica. Per quanto riguarda l’aspirante papà, i controlli dovranno essere anticipati in caso di varicocele, criptorchidismo (cioè di ritenzione dei testicoli nell’addome), traumi testicolari o parotite insorta in età adulta.

L’età è indubbiamente un fattore importante: alla donna che cerca il concepimento dopo i 35 anni sono consigliati alcuni semplici esami come il dosaggio ematico dell’ormone FSH e un’ecografia transvaginale alle ovaie per stimare la riserva di ovociti utili.

Se una coppia giovane e sana non riesce a concepire dopo un anno di tentativi, dovrà iniziare con il sottoporsi ad alcuni esami più semplici per accertare i motivi del ritardo; a questi, eventualmente, ne seguiranno altri più invasivi. Si inizia con lo spermiogramma che determina la concentrazione, la motilità e la morfologia degli spermatozoi; seguono le indagini sulla situazione ormonale della donna (osservazione dei cicli ovulatori, dosaggio ematico di LH, FSH, prolattina, estradiolo e ormoni tiroidei) e il postcoital test (che valuta la compatibilità fra spermatozoi e muco cervicale). Prescritte per ultime, perché più invasive, sono l’isterosalpingografia, la falloppioscopia e l’isteroscopia che consistono nell’inserimento di strumenti a fibra ottica nell’utero e nelle tube per verificarne le condizioni.

a cura di Valentina Fumo

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