La scelta del nome di un bambino è un evento importante quasi quanto la nascita stessa. Ma non sono solo i futuri genitori a decidere il nome del nascituro: spesso si tratta di un’attività che coinvolge  tutta la {#famiglia}, i parenti più stretti, gli amici più cari. In altri casi, invece, le mamme e i papà decidono di non lasciarsi condizionare da nessuno, discutendo la cosa in privato e dando ascolto solo alle loro idee e suggestioni.

Ogni coppia è diversa dalle altre e quindi diversi sono i modi di affrontare la scelta del nome del neonato. La decisione può essere al centro dei loro discorsi fin dai primi mesi della gravidanza, appena avuta la notizia. Altre coppie invece preferiscono aspettare la fine, rimandando la decisione fino all’ultimo, anche per scaramanzia.

Nonostante ciò, ci sono delle linee guida, dei consigli che le giovani coppie possono trovare utili. La prima cosa da considerare è naturalmente l’assonanza e l’accoppiamento con il cognome del nascituro. Non si tratta solo di evitare cacofonie e strane accozzaglie foniche, ma anche il rapporto tra la lunghezza del nome e quella del cognome.

Se il cognome è lungo e pieno di consonanti come un codice fiscale, una scelta saggia potrebbe essere quella di abbinarvi un nome breve. Attenzione anche alle ironie involontarie. Pensateci due volte prima di chiamare vostro figlio Dario Lampa. E non dimenticate che più un nome è lungo e difficile e più sarete portati – voi e chiunque altro – a usare dei diminutivi.

Riflettete bene anche su questo e valutate se ciò non creerà situazioni imbarazzanti nella vita del bambino. La scelta del nome può dipendere dal fascino che un determinato suono può suscitare, come pure dal suo significato e dalla sua etimologia. Spesso i nomi esprimono un augurio, una sensazione positiva o un valore profondo che i genitori vogliono siano trasmessi al proprio figlio.

Dare al bambino un nome di famiglia è una tradizione ancora molto seguita ma prima è sempre bene assicurarsi di fare cosa gradita a entrambi i genitori, senza imporre le proprie scelte al partner o lasciare decidere per sé altri membri della famiglia. Per non creare attriti, una buona soluzione potrebbe essere quella di variare un po’ il nome scelto, magari optando per una forma alternativa (ad esempio lo slittamento da Franco a Francesco).

Stesso discorso vale per i nomi esotici o stranieri o, peggio ancora, per i nomi alla moda. Quante bambine italiane sono state chiamate Suellen o Pamela e quanti bambini si sono ritrovati appiccicati addosso il nome Bobby, in seguito alla follia che contagiò mezza Italia negli anni ’80 con la soap opera “Dallas”? Questi nomi finiscono presto per passare di moda e rischiano di mettere in imbarazzo il bambino, anche quando sarà adulto. Le medesime cautele si applicano anche a nomi particolari come quelli che rimandano a isole, continenti, frutti, oggetti e così via.

La cosa più importante dovrebbe essere scegliere sempre un nome che non sia fonte di disagio, magari creando traumi che accompagneranno una persona per tutta la vita. Legalmente, i genitori hanno carta bianca sulla scelta del nome anche se devono attenersi ai vincoli stabiliti dal decreto del presidente della Repubblica n. 396 del 3 novembre 2000. Tale norma vieta infatti di imporre al bambino lo stesso nome del padre (purché sia ancora in vita), così come quello di un fratello o di una sorella viventi. È vietato anche chiamare il bambino con un cognome oppure dargli un nome ridicolo o vergognoso. La legge consente anche l’utilizzo di nomi stranieri per i bambini che nascono con la cittadinanza italiana.

Come si è visto, scegliere il nome da dare al proprio bambino è un’attività che richiede notevole attenzione. Prendetevi tutto il tempo che vi serve, nessuno vi impedisce di decidere all’ultimo momento, una volta tenuto fra le braccia il vostro frugoletto.