Esistono alcuni fattori genetici che causano differenze nella percezione del gusto, chiaramente la definizione delle nostre preferenze inizia nel grembo materno ma non si ferma lì, piuttosto continua per tutta la vita e molte sono legate alle diverse esperienze che affrontiamo giorno dopo giorno. Come si sviluppano dunque le preferenze di gusto?

Il gusto si sviluppa in una fase molto precoce del periodo embrionale, circa dopo due mesi dall’inizio della gravidanza si creano infatti le prime papille gustative e i recettori del gusto si creano appena il feto inizia a deglutire, ovvero circa dopo tre mesi di gestazione. Il feto deglutisce un po’ di liquido amniotico ogni giorno e siccome la sua composizione cambia durante la gravidanza, il piccolo essere che si trova dentro al pancione della mamma viene esposto a una grande quantità di sapori diversi, e già questo inizia ad avere una piccola esperienza in tal senso ancora prima di nascere.

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Ai neonati piace il gusto dolce, mentre il sapore aspro viene solitamente respinto, così come quello amaro. Dal punto di vista evolutivo, un bimbo ha un’evidente preferenza per la dolcezza, poiché induce una sensazione di sicurezza; al contrario, il sapore amaro li mette in guardia da alimenti che potrebbero essere avariati.

Ci pensa poi il latte materno a influenzare le nostre preferenze di gusto, lo hanno evidenziato diversi studi, spiegando che se la madre utilizza sempre un determinato alimento durante la gravidanza e lo svezzamento, va a influenzare anche la preferenza del neonato, che tende a consumare maggiormente quel determinato cibo. Dunque, una volta che viene acquisita dal bimbo una determinata preferenza per un sapore specifico, vengono prediletti anche tutti gli altri alimenti contenenti quel determinato sapore.

Nuovi alimenti vengono accettati più facilmente se consumati insieme a piatti con sapori già conosciuti, e la cosa è valida anche per lo sviluppo di un’avversione a determinati sapori: se un gusto già di per sé non piace al bambino, si può sviluppare un’avversione a tutto quello che ricorda quel gusto che può anche durare per tutta la vita.

Sembra inoltre che i bambini sviluppino preferenze per determinati alimenti che hanno consumato in situazioni per loro piacevoli, e che di conseguenza rifiutino quei cibi che ricordano qualche evento negativo. Da ciò potrebbe provenire la preferenza per alimenti ad alto contenuto calorico, che solitamente vengono consumati durante le occasioni di festa o quando vengono ospiti a casa. Quindi, ecco spiegato perché si sviluppa una sorta di avversione contro quei cibi considerati meno saporiti, come la verdura ad esempio, che spesso viene imposta dai genitori.

Successivamente, nel corso della vita, il nostro gusto viene influenzato da quei sapori che sentiamo assiduamente; dunque, se ad esempio consumiamo più caffè, più alimenti zuccherati o più latte, tanto per citarne alcuni casualmente, svilupperemo una preferenza per questi. Questo perché biologicamente danno sicurezza, vi è in noi come una “paura del nuovo“, molto diffusa soprattutto quando si è molto piccoli, fase ove la sperimentazione del nuovo induce timore e spesso viene rifiutata.

Per approcciarsi al meglio ai nuovi sapori, è bene variare spesso il tipo di alimentazione proposta in famiglia: niente dieta monotona, dunque, evitiamo di mangiare sempre gli stessi cibi anche se un piatto ci piace particolarmente. Più ampia è la scelta degli alimenti, maggiore sarà la quantità di questi consumata. I genitori hanno una forte influenza sulle preferenze del gusto dei figli: il contesto in cui si svolgono i pranzi e le cene in famiglia ha una grandissima influenza sulle future preferenze di gusto, e anche se le preferenze o le avversioni a determinati sapori sono individuali, la famiglia può anche influire in tal senso.