L’ambiente di lavoro può rivelarsi un vero e proprio inferno. Anche se si svolge il mestiere dei propri sogni, non si è esenti da stress o fonti di preoccupazione.

Questo avviene perché al di là della propria professione e dell’amore per essa, fattore essenzialmente astratto, c’è un fattore molto concreto, vale a dire l’ambiente di lavoro tangibile: i rapporti col capo e con i colleghi, lo spazio in cui si lavora, le strutture ergonomiche a disposizione, carico di lavoro e stipendio.

Quando c’è un equilibrato rapporto tra tutti questi fattori si può dire di essere soddisfatti del proprio lavoro. Ma quado gli elementi di disturbo iniziano a diventare troppi, l’ambiente di lavoro può diventare invalidante e non più stimolante, con negative ripercussioni sulla qualità professionale offerta.

Tutto ciò che disturba a livello fisico o psicologico dovrebbe essere affrontato o rischia di divenire fonte di stress e di depressione. Meglio evitare, quindi, conflitti non risolti o sopportazioni sin troppo prolungate.

In primo luogo, bisogna cercare di costruire attorno a sé uno spazio vivibile: la scrivania deve essere pulita e ordinata. Inoltre, cosa molto più importante, bisogna avvalersi di strutture ergonomiche: la poltrona deve essere adatta alla schiena così come l’altezza del tavolino. Avere uno spazio di lavoro poco ergonomico porterà facilmente a problemi alla schiena, ai polsi, al collo e agli occhi. Pertanto, innanzitutto, occorre trovare comodità e comfort, poiché la stanchezza fisica toglie energia al lavoro. Inoltre, meglio personalizzare la scrivania con foto o piantine: aiuterà a sentirsi a casa.

Direttamente legato alla familiarità del posto di lavoro è il pranzo: la pausa pranzo andrebbe vista come un momento per staccare e per ricaricare le pile. Mangiare un panino al volo di fronte al computer e replicare ogni giorno lo stesso pranzo non aiuterà: a lungo andare il panino diverrà indigeribile e la mancanza di variazione alimentare produrrà stress. Ogni giorno si dovrebbe consumare un pranzo diverso, in modo da non sentire la fatica del lavoro anche in un momento importante di pausa.

Il rapporto tra stipendio e ore di lavoro è forse uno dei maggiori fattori di stress che induce il lavoratore a provare disagio. Come già detto, si può svolgere il lavoro che si è sempre desiderato: ma, se si guadagna poco e si lavora moltissimo è facile innervosirsi, deprimersi, avere attacchi di panico. Se possibile, meglio lavorare in maniera proporzionale allo stipendio che si percepisce: la cosa migliore da fare sarebbe dimostrare al capo di essere dei grandi lavoratori e, al momento giusto, discutere con lui di un aumento di stipendio o di un migliroamento del contratto di lavoro.

Infine, capo e colleghi possono essere la fonte di stress più feroce. I colleghi possono rappresentare un elemento di disturbo e di distrazione; si può essere costretti a collaborare con persone noiose o che creano continui problemi. E poi non si è mai esenti da invidie, che rendono ingestibile il luogo di lavoro.

Si può avere la sensazione che il capo controlli continuamente ogni nostro passo, impedendoci di distendere i nervi neppure per un momento. I rapporti con le persone con cui condiviamo l’ambiente di lavoro possono essere davvero l’elemento più difficile da affrontare.

Elemento che non si può ignorare: i problemi più seri sul posto di lavoro sorgono proprio da piccoli conflitti non risolti. Quindi, l’unica soluzione plausibile è parlare, sia col capo che con i colleghi, e risolvere qualsiasi questione in modo educato e professionale, prima che un’inezia diventi un problema insormontabile.

Fonte: Jezebel