Il mondo del lavoro può essere una jungla spietata che spesso lascia poco spazio ai sogni. Una volta compiuto il primo passo però, addentrandosi nella selva, spesso ci si rende conto che al di là dell’ostacolo iniziale è possibile incontrare un’estesa vallata di possibilità.

Proprio per questo non è poi così insensato ascoltare quella vocina interiore che in alcuni momenti della nostra vita si fa sentire, decantando la nostra voglia di cambiamento o di maggiore realizzazione personale. Anche se si ha già un lavoro per così dire “fisso” che garantisce quella stabilità che consente quantomeno di arrivare a fine mese.

Prima di compiere un salto nel vuoto e rimettersi in cerca di un impiego più soddisfacente, è opportuno riflettere a lungo su come muoversi per trovare la propria strada. Se non si hanno ancora le idee chiare a riguardo, come accade nella maggior parte dei casi, il primo passo da compiere è guardare dentro se stesse per capire per cosa realmente si è disposte a rischiare e qual è il percorso che si vuole intraprendere.

Prendere coscienza dei propri punti di forza è dunque il primo step da affrontare. Capire cosa realmente ci piace fare, quali sono le nostre doti e qualità positive, cosa ci diverte e ci appassiona sia sul lavoro che al di fuori è la base indispensabile da cui partire per indirizzare all’atto pratico le nostre ricerche lavorative.

Una ricerca psicologica condotta dal Dott. Martin Seligman, infatti, ha dimostrato che l’essere umano ha un maggiore rendimento e si diverte di più (nel lavoro come nella vita) quando può utilizzare i propri punti di forza. Ciò significa che, aspirare a un lavoro all’altezza delle proprie capacità è non solo sensato, ma anche conveniente in termini produttivi.

Il secondo step consiste nel capire cosa è realmente importante e cosa si vuole conseguire nella vita. Può sembrare banale e scontato ma non lo è, in quanto molto spesso si tende a tralasciare i reali desideri ad appannaggio di una “tranquillità” che poi finisce col risultare statica e sterile, rendendo automaticamente infelice chi la vive.

Per capire quali sono le nostre reali ambizioni è sufficiente andare a scavare nei ricordi, cercare quelle situazioni o quei momenti che ci hanno rese felici e soddisfatte e analizzarle sotto tutti gli aspetti, per capire quale sia stata la molla che ha fatto scattare in noi il senso di realizzazione positiva.

Il terzo step è un invito a sognare in grande. Un ottimo esercizio per riuscire a sbloccare la propria fantasia ma anche la propria ambizione, consiste nel prendere carta e penna e descrivere con le parole il proprio lavoro ideale. Non deve essere necessariamente un mestiere esistente nella realtà, ma deve rispecchiare le nostre più profonde aspirazioni, anche se stravaganti. Non bisogna tralasciare alcun aspetto, dalla retribuzione alla sede di lavoro passando per la politica aziendale e gli orari settimanali.

Una volta ultimata questa piccola prova, sarà molto utile mostrarla a qualche amico, analizzando insieme i punti redatti e confrontandosi in modo da affinare e limare i punti ritenuti da entrambi poco adatti a una realizzazione pratica. L’importante è mantenere inalterata la sostanza del sogno, perché più grande sarà, più oseremo, più possibilità avremo nella vita di avvicinarci alla nostra fantasia ideale.

Dopo aver fatto questo tipo di lavoro su noi stesse, si può procedere con l’ultimo step, la definizione delle singole priorità. Questa mossa viene concretizzata partendo proprio da quel foglio di carta che racchiude la testimonianza dei nostri desideri più profondi. Estrapolando dallo scritto i due o tre aspetti che si ritengono più importanti e concretamente realizzabili, si otterrà automaticamente una to do list da applicare e rispettare nella quotidianità.

Il resto della lista non è da buttare via o abbandonare, in quanto è comunque stato molto utile per indagare nella nostra mente. Certo sulla carta siamo tutte milionarie che lavorano due ore al giorno, ma anche se non possiamo esserlo nella pratica, sognarlo ci è stato comunque servito a qualcosa.

Fonti: Savvy Miss