Il popolo della rete, e non solo, si sta muovendo a favore di Sara, la giovane e sfortunata commessa in un punto vendita Tezenis della capitale massacrata dalla sua titolare, a quanto pare un po’ troppo filofascista. Il suo errore? Solo quello di aver chiesto il suo stipendio.

La vicenda di Sara è stata messa in luce dalla trasmissione “Le Iene“, che in un servizio della settimana scorsa ha reso note le barbarie di questo negozio ribattezzato “degli orrori”, dove una commerciante dispotica e violenta non solo si è rifiutata di pagare lo stipendio a una sua dipendente, che chiedeva il corrispondente di tante ore di straordinario, ma ha pensato bene di cacciarla via piena di lividi e percosse.

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“Lo straordinario non si paga, o così o te ne vai. Guarda che io ubbidisco solo al Duce“.

Queste solo alcune delle frasi pronunciate dalla titolare del negozio, prontamente denunciata alle forze dell’ordine dalla giovane commessa, la cui prognosi parla di fratture multiple e conseguenze spiacevoli come attacchi di panico.

All’indignazione per la vicenda in generale si aggiunge lo sdegno dovuto al fatto che l’episodio è accaduto in un luogo centrale, per giunta appartenente a una nota catena di negozi di biancheria intima. Attraverso Facebook è nato il gruppo “Tutti uniti contro Vera Emilio, difendiamo Sara”, che ha organizzato un flashmob autoconvocato davanti al punto vendita per le 16 dello scorso sabato pomeriggio.

E mentre Calzedonia, gruppo che ingloba il marchio di biancheria intima, ha prontamente sospeso la responsabile del pestaggio, il negozio è rimasto chiuso proprio grazie alla folla che ha risposto all’appello sul social network.