Una ricerca condotta dall’Arcigay porta alla luce una diffusa discriminazione sul posto di lavoro verso gli omosessuali. Su tutti emerge un numero allarmante: il 26,6% non rivela la propria identità sessuale per paura di ritorsioni, mobbing e rischio licenziamento.

Questi timori non sono assolutamente infondati se si pensa che che ben il 19% degli omosessuali ha subito e subisce tutt’ora varie forme di discriminazione per il semplice fatto di essere gay. Ma ci sono molti altri dati che spiccano nell’indagine “Io sono, io lavoro”, primo studio scientifico commissionato dall’Arcigay a livello nazionale che, grazie alla raccolta di 2.229 questionari redatti da persone omosessuali, si è potuto finalmente delineare il quadro complessivo della situazione LGBT sul posto di lavoro.

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Ciò che salta all’occhio è che per la paura di subire discriminazioni, il 60% dei lavoratori omosessuali preferisce non rivelare ai colleghi il proprio orientamento sessuale anche perché quasi il 5% viene licenziato o non gli viene rinnovato il contratto dopo aver fatto coming out.

Condizione peggiore per i trans: quasi il 25% vengono lasciati a casa. Tuttavia, se da una parte si rivela un’aspettativa negativa nell’uscire allo scoperto sul posto di lavoro, esiste anche una fetta di omosessuali che dichiara un miglioramento delle condizioni di lavoro dopo essersi aperti con i colleghi.

La maggior parte degli intervistati, però, ritiene che il presente sia meglio del passato e il futuro sarà migliore del presente (54%). Un elemento che sorprende è anche la totale uniformità di discriminazioni che toccano in egual misura tutta la penisola: non ci sono, infatti, grandi differenze tra Nord, Centro e Sud, che in in questo caso si trovano uniti in questo deplorevole primato.

Immediate le reazioni dal mondo politico. Anna Paola Concia, deputata del Pd e lesbica dichiarata, ammonisce il Ministero del Lavoro che:

«non potrà non intraprendere strategie di contrasto a un fenomeno che pesa in modo rilevante sulla vita delle persone discriminate nei luoghi di lavoro in base al loro orientamento sessuale e all’identità di genere».

E non tarda anche ad arrivare la risposta del ministro del lavoro e politiche sociali Maurizio Sacconi che afferma l’intenzione di promuovere

«una iniziativa rivolta a sollecitare i più diffusi comportamenti corretti e a contrastare quelli che corretti non sono».

Fonte: La Stampa, La Repubblica