Un numero sempre crescente di persone ritiene che le quote rosa – sia nei consigli di amministrazione delle aziende sia sugli scranni del Parlamento – siano un toccasana per l’economia e contribuiscano a migliorare il Paese perché le donne sarebbero esenti (o quasi) dalla corruzione. Insomma: il gentil sesso al potere garantirebbe una maggiore salvaguardia dei diritti dei cittadini.

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Se secondo altri le quote rosa sono sessiste a non sono altro che un modo per inserire persone nei ruoli chiave delle aziende soltanto perché donne, uno studio mostra che la cosa è molto più complessa di quanto sembri e, anzi, sembra che con il gentil sesso le cose funzionino meglio, come sostiene Melanne Verveer, ambasciatrice degli Stati Uniti per la politica femminile

«Il fatto non è che le donne siano più o meno pure degli uomini o immuni dal richiamo dell’ingordigia: è vero invece che le donne che arrivano in gran numero a posti di comando lo fanno in Paesi altamente democratici, che sono poco tolleranti verso i furbi e i disonesti o quelli che abusano del loro potere magari appropriandosi del denaro pubblico».

Una spiegazione ragionevole, che indica che non c’è alcuna relazione tra il genere e l’onestà. In altre parole si potrebbe dire che avere molte donne nelle posizione di vertice delle aziende o della P.A. non è sinonimo del fatto che ci sia meno corruzione ma che la maturità e la qualità di una democrazia aumenti.

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Emblematico l’esempio del Perù: uno studio ha mostrato che la percezione dei cittadini sul livello di corruzione tra gli agenti addetti al traffico è fortemente diminuita rispetto a 14 anni fa. Motivo? Negli ultimi anni sono state assunte 2500 agenti di sesso femminile. E subito il Messico ha copiato il provvedimento addestrando sempre più poliziotte.

Un altro sondaggio ha invece mostrato che l’86% dei peruviani approva il comportamento delle agenti addette alla circolazione stradale. Addirittura il 95% ritiene che l’assunzione di donne in divisa abbia ridotto la piaga della corruzione mentre il 67% ritiene che le poliziotte siano meno corrotte.

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Cambiamenti anche dall’India, dove una legge del 1993 impone di riservare il 30% dei seggi dei consigli comunali dei piccoli centri alle donne. Risultato? Nel 2012, la Banca Mondiale – nel suo annuale rapporto sullo sviluppo – ha mostrato che in India ci sono stati significativi cambiamenti nei piccoli centri, dove acqua potabile, sanità, scuole e altri servizi pubblici sono disponibili a una fascia di popolazione molto più ampia del passato. E minori livelli di corruzione, visto che nei villaggi guidati da donne questa piaga era percentualmente inferiore rispetto a quelli guidati da uomini.

Fonte: Reuters