Se si potesse partire per un meraviglioso viaggio interiore alla riscoperta della propria essenza più autentica, quanti resisterebbero alla tentazione? Per quanto strano possa sembrare, questa opportunità esiste: si tratta dell’anno sabbatico, definizione che proviene dal calendario ebraico, dove ricorreva ogni sette anni e consisteva in una pausa lavorativa di dodici mesi.

In Italia questa opportunità, riconducibile al Gap Year di matrice anglosassone, è stata introdotta dalla legge 53/2000, che prevede i congedi parentali per maternità, formazione e motivi familiari.  

Tutte le donne, almeno una volta nella vita, dovrebbero poter fruire di questa opportunità, considerando il carico di lavoro che grava sulle loro spalle: occuparsi della famiglia, dei figli, della casa dopo le interminabili ore trascorse in ufficio o in fabbrica. Come emerso da una ricerca portata avanti da Assidai e Sda Bocconi, infatti, la ragione principale dello stress per le donne manager consiste proprio nella difficoltà di coniugare lavoro e vita privata.

Spesso l’anno sabbatico inizia con un viaggio, utile per riscoprire parti di sé che a causa degli impegni lavorativi erano state messe da parte; ma può servire anche a fare venire alla luce potenzialità nascoste di cui non si sospettava neppure l’esistenza. Solitamente, alla base della scelta di allontanarsi dal proprio quotidiano c’è una profonda crisi esistenziale, che induce a mettere tutto in discussione.

Gli esperti spiegano che questa prolungata pausa dal lavoro ha una profonda utilità se utilizzata per scoprire che si possono svolgere nuove attività gratificanti, come aumentare il proprio livello di istruzione oppure specializzarsi in un settore professionale. Ma attenzione a non utilizzare l’anno sabbatico per scappare da una vita che sta stretta: se diventa una semplice via di fuga da qualcosa o da qualcuno, si tramuta in un’esperienza sterile e improduttiva.

La legge 53/2000 consente alle lavoratrici e ai lavoratori di assentarsi per un lasso di tempo non superiore a 11 mesi e conservare il proprio posto di lavoro, rientrando nella medesima unità produttiva occupata in precedenza al momento della richiesta di astensione; prevede inoltre il diritto di essere nuovamente adibiti alle mansioni svolte prima dell’anno sabbatico, o al massimo a mansioni equivalenti.  

C’è anche chi ha pensato di dedicare un libro a questa esperienza: è il caso di Riccardo Caserini, autore di “Mollo tutto e parto!…ma prima o poi ritorno”. Laureato in economia, durante la sua carriera l’autore ha deciso di concedersi due periodi sabbatici per viaggiare, e ora mette a disposizione di chiunque lo desideri la propria esperienza anche attraverso un sito Internet.

Poste davanti alla scelta di concedersi dodici mesi di riposo, tuttavia, molte donne vengono assalite dai sensi di colpa nei confronti della famiglia di origine o di quella acquisita, nonché dal timore di essere giudicate male dai colleghi di lavoro. In questi casi è fondamentale non censurare le richieste provenienti dalla propria interiorità e ricordare che una crisi, per quanto dolorosa, è sempre un meraviglioso spiraglio verso nuovi orizzonti e nuovi modi di essere felici.