Ieri il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato nella Gazzetta Ufficile il bando per il maxi concorso per l’insegnamento. Dopo 13 anni, lo Stato torna a assumere nella scuola secondo questa modalità, tra mille polemiche nate dallo scontro tra precari della scuola, laureati vecchi e nuovi. Chi di loro potrà accedere?

Innanzitutto numeri e tempi: i primi settemila posti saranno disponibili dal prossimo anno scolastico, mentre gli altri 4.100 lo saranno tra due anni, nel 2014. Tutti questi posti – che, ricordiamo, corrispondono a un ventesimo del totale degli insegnanti precari della scuola – non sono a disposizione di tutti, ma di alcune categorie di persone e secondo una griglia, abbastanza complessa, di classi di insegnamento.

I requisiti però sono chiari: al bando possono partecipare innanzitutto (e per i sindacati si sarebbe dovuto fermare lì) gli abilitati, cioè i precari, giovani e meno, che hanno raccolto punteggi in questi anni. Ma con loro anche i laureati nel 2001, se quadriennale, o 2002 in caso di laurea quinquennale. Quest’ultimo dato la dice lunga, tuttavia, su quanto gli insegnanti precari abbiano poco da lamentarsi di chissà quale contrasto con i non ancora abilitati: di fatto, il concorso include persone di almeno 33-34 anni con lauree del vecchio ordinamento, di certo non le nuove leve delle università.

Per partecipare al concorso, bisogna andare sul sito del MIUR e dal 6 ottobre al 6 novembre utilizzare il sistema per iscriversi online. Dopo l’invio della domanda, ci sarà il famoso test preselettivo nato dal forte numero di domande che ci si aspetta, forse 160 mila. La preselezione consisterà in 50 domande a risposte multipla a cui rispondere in 50 minuti. Un quiz telematico che produrrà l’elenco di chi potrà sostenere gli altri due esami. Per superarlo, bisognerà rispondere correttamente ad almeno 35 domande.

Con l’anno nuovo, dopo il test che dovrebbe partire in dicembre, ci saranno le prove scritte e orali – prevista anche la classica simulazione di una lezione – e la composizione degli undicimila aventi diritto all’agognata cattedra.

Su questo punteggio finale, risultante dei tre test, ovviamente avranno peso anche i titoli di studio e di merito: un punto per la laurea fino a 100 di voto, due punti da 100 a 110, un punto e mezzo per chi ha partecipato alle SSIS (le scuole di tirocinio di alcuni anni fa), tre punti per i dottorati di ricerca. Anche le pubblicazioni verranno valutate, varranno un punto.

Una regola che spesso sfugge è che si può partecipare a più classi di insegnamento, ma non in più regioni. Quindi, la scelta dei potenziali concorsisti dovrà essere valutata a seconda della destinazione, incrociandola con la o le classi di insegnamento a cui si vuole partecipare. Questo perché i posti sono distribuiti secondo una logica territoriale.

Come ha già ribadito più volte il Ministro Francesco Profumo, questo concorso verrà ripetuto ogni volta per ogni esigenza – quindi è presumibile ce ne sarà uno anche nel 2015 – perché vorrebbe mettere in pensione le vecchie graduatorie a scorrimento, inveterato vizio di uno Stato che per anni non ha fatto concorsi, che andranno a esaurirsi nei prossimi anni.

Fonte: MIUR – Bando del concorso