Un concorso presso l’Università del Piemonte Orientale per una cattedra alla facoltà di giurisprudenza sta facendo discutere la Rete: dodici candidati con ottimi requisiti si sono visti superare da una collega con un curriculum vitae breve ma, a quanto sembra, “originale”. Una guerra dei poveri, quella tra ricercatori universitari, che si tinge di un ennesimo scandalo.

A vincere il concorso è stata Anna Spada, 35 anni, e naturalmente non ci si sogna neppure di additarla come cattivo esempio (non essendo ancora neppure note le motivazioni pubbliche della Commissione), ma certamente è in una posizione imbarazzante: salita alle cronache dopo l’accusa di un collega e l’indagine del quotidiano “La Stampa”. Nella lettera, le parole non potevano essere più chiare:

«Capita che, a questo concorso, si iscrivano in 13: 12 persone che hanno un curriculum di tutto rispetto, con almeno un articolo pubblicato su una rivista internazionale, di quelle che hanno un alto impact factor, come si dice nel gergo. (…) La commissione che valutava i candidati sceglie di non tenere conto degli indici bibliometrici per la selezione del ricercatore: non ha peso adeguato (…). Il concorso è stato vinto da una candidata interna. Scorrendo il suo curriculum vitae si evince, ohibò, che non ha alcuna pubblicazione certificata. Vanta tuttavia, la vincitrice, alcuni working papers tutti in co-autorato, ohibò, col presidente della commissione. Il quale, sempre ohibò, è pure docente all’Università del Piemonte Orientale. Proprio quella del concorso. Al di là di vuote parole, con scelta di gradazione variabile tra incredulità, sdegno e mancanza di etica della responsabilità, sarebbe ora di chiedersi quando, in questo paese, si farà qualcosa per ridurre lo spread sulla vergogna.»

La solita storia, niente di nuovo sotto il cielo dei concorsi accomodati che hanno già il cognome del vincitore stampato sul retro? Può darsi, ma il preside di facoltà, Salvatore Rizzello, ha già risposto: sono stati considerati altri elementi, come l’originalità degli interventi, la loro rilevanza scientifica. Ma sul Web si sono scatenati e su Facebook c’è già un gruppo che ha pubblicato il curriculum della ricercatrice in questione, dove abbondano commenti sarcastici, indignati oppure fatalistici.

Di certo, è l’ennesima riprova di un meccanismo che va modificato e che tra poco andrà in soffitta per essere sostituito da quello previsto dalla riforma Gelmini, a sua volta criticato perché secondo i detrattori non cambia la centralità di un concorso pubblico che spesso non aiuta i dipartimenti a scegliere i ricercatori migliori. Diciamo la verità: le facoltà universitarie vorrebbero premiare quegli studenti che hanno prodotto e lavorato in team con il professore e l’ambiente (tesi, pubblicazioni, capitoli di libri…), ma si trovano a dover affrontare un concorso che si apre soltanto con la speranza che non si presenti qualcun altro.

Insomma, i concorsi sono pilotati, questo lo sanno tutti, ma la rigidità del sistema ha reso inutile il fattore umano e professionale del ricercatore e dell’Università. E dato un sacco di lavoro al TAR.

Fonte: Linkiesta