Scoprire il sesso del nascituro non è mai stato così facile: per sapere se il bambino che aspettiamo sarà maschio o femmina saranno sufficienti poche settimane di attesa, e comunque entro il primo trimestre di gravidanza sarà possibile avere una risposta certa grazie a un nuovo test non invasivo.

Attraverso un prelievo di sangue materno è possibile, infatti, conoscere il sesso del nascituro precocemente, stando almeno a quanto promettono gli studiosi del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia del Cheil General Hospital, in collaborazione con i colleghi del Centro Sanità della Donna dell’Università KwanDong School of Medicine di Seoul.

Niente amniocentesi o villocentesi quindi, tecniche di screening prenatale invasive e potenzialmente pericolose per il feto, anche se le percentuali di rischio di aborto sono basse.

L’ecografia morfologia rappresenta ancora uno strumento efficace per scoprire il sesso nel nascituro, ma si basa sull’identificazione dei genitali del bambino che, la maggior parte delle volte, non sono chiaramente visibili fino al quinto mese di gestazione.

Gli studiosi hanno invece messo a punto un nuovo test precoce che si basa sul confronto tra due sequenze di Dna individuabili nel sangue della madre (DYS14 e GAPDH). Si tratta di una scoperta molto interessante – il test, tuttavia, non è ancora disponibile per tutti – anche perché individuare precocemente il sesso del bambino può fare la differenza nel caso in cui il piccolo sia affetto da malattie legate ai cromosomi X (l’emofilia, ad esempio, colpisce i maschi portatori di un cromosoma X malato).

Il test è attendibile al 100 per cento, almeno secondo i risultati della sperimentazione condotta su 6.500 gravidanze. Un semplice prelievo ematico può quindi effettivamente sostituire il rischioso prelievo di liquido amniotico, alla base dell’amniocntesi.

«In linea generale, determinare il sesso del feto è stato fatto per mezzo di procedure invasive come il prelievo dei villi coriali o l’amniocentesi. Tuttavia, queste procedure invasive ancora portano un 1-2 percento di rischio di aborto spontaneo, e non possono essere condotte fino alle 11 settimane di gestazione. Inoltre, la determinazione affidabile del sesso del feto mediante ecografia non può essere eseguita nel primo trimestre, perché lo sviluppo dei genitali esterni non è completo. Perciò, questo test può ridurre la necessità di procedure invasive in donne in gravidanza portatrici di anomalia cromosomica X e chiarire letture inconcludenti con l’ecografia».