È uscito da pochi giorni nelle sale italiane “Contagion“, il nuovo film di Steven Soderbergh, già Oscar alla regia 2001 per “Traffic”.

Il regista, produttore e sceneggiatore americano ha alle spalle un lungo elenco di film di successo di pubblico e di critica, come la trilogia iniziata con “Ocean’s Eleven, “Erin Brockovich”, “Solaris”, “Pleasantville” e “The informant”, che lo rendono oggi uno dei registi più apprezzati sia nel mondo del cinema indipendente, sia nella Hollywood dai film di facile incasso.

Galleria di immagini: Contagion

Prendendo spunto dall’atteggiamento di isteria collettiva che coglie il mondo ogni volta che viene annunciata la diffusione di un nuovo virus, Soderbergh costruisce in “Contagion” una storia incentrata sulle diverse reazioni delle persone davanti alla minaccia di una malattia della quale si sa poco e niente.

Stellare il cast chiamato a interpretare la storia. Matt Damon, padre di famiglia immune al virus, Gwyneth Paltrow, l’ignara paziente R-0, ovvero la prima portatrice del virus, Jude Law, blogger attivista emblema delle mala informazione, una perfetta Kate Winslet nei panni di una ricercatrice che cerca di capire quale sia l’origine del virus, Marion Cotillard, dottoressa dell’OMG e Laurence Fishburne, vice direttore del Centro USA per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie.

Il virus di cui ci parla Soderbergh è letale e rapido nel diffondersi. Basta toccare il pulsante dell’ascensore, la maniglia di un taxi, o un qualunque oggetto che sia entrato in contatto con un malato ed ecco che il virus colpisce. L’escalation di tensione va di pari passo con il diffondersi della malattia e alla suddivisione del film in giorni, con un numero di morti che cresce in maniera esponenziale fino ad arrivare a ben 26 milioni.

Il film inizia al giorno 2: Gwyneth Paltrow rientra a Minneapolis dopo un viaggio di lavoro a Hong Kong ed è la prima a manifestare i sintomi della malattia. Da quel momento in poi si sviluppano altri focolai in tutto il mondo, l’OMG e il Centro USA per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie devono cercare di trovare l’origine di questa virus letale, ricostruendo i passaggi che hanno portato a una così rapida diffusione del virus.

L’argomento affrontato da Soderbergh nel film non è del tutto nuovo, basti pensare a pellicole come “La città verrà distrutta all’alba” di George Romero, “28 giorni dopo” di Danny Boyle, “Io sono leggenda” di Francis Lawrence e “Virus letale” di Wolfgang Petersen, ma quello che cambia in questo caso è il modo di raccontare la storia.

“Contagion” infatti si differenzia dagli altri film del filone per la chiarezza quasi documentarista con cui racconta e analizza il diffondersi del virus, dal paziente 0 fino alla scoperta della cura, evitando scenari eccessivamente apocalittici con eserciti schierati e armati per respingere una popolazione impazzita, o multinazionali farmaceutiche complottiste. Totale assenza di effetti speciali per una ricostruzione distaccata e asciutta.

È tutto molto semplice, così semplice da sembrare davvero reale e trasmettere con efficacia la sensazione di paura e disagio: una San Francisco saccheggiata, ma non troppo, una periferia di Hong Kong povera e svuotata ma estremamente reale, quartieri fantasma e malati per le strade senza cadere nel macabro.

Il film, quindi, tiene alta l’attenzione per la curiosità di veder risolti alcuni meccanismi che si innescano fin dalla prima scena, anche se manca di quella spettacolarità dalla facile presa sul pubblico. Ma l’intenzione del regista, del resto, era proprio questa, documentare in modo scientifico qualcosa che scientifico non è: la paura.