Spesso le future mamme hanno paura di risultare troppo lamentose, di mettere in allarme per nulla il proprio partner e la propria famiglia: sopportare i dolori nella speranza che passino, non è mai una buona idea per una donna incinta, specie quando si tratta di contrazioni ritmiche e continue, seppure associate a una situazione di sofferenza tutto sommato accettabile. Bisogna pensare che queste contrazioni, anche se non intense, possono comunque arrecare danni al bambino. Quindi, anche in caso di dubbio, se si sentono contrazioni, se si perde sangue o se non si sente più il bambino, è necessario rivolgersi con urgenza al proprio medico o all’ospedale più vicino. Impariamo quindi a riconoscere i diversi tipi di contrazione e capire nel dettaglio quando è necessario preoccuparsi.

Nelle prime settimane di gravidanza l’utero si contrae: si tratta di contrazioni molto lievi, a bassa frequenza e intensità e non dolorose: sono dovute all’impianto dell’embrione, e spesso sono confuse con le fitte tipiche del periodo premestruale perché accompagnate da una sensazione di peso al basso ventre. Nei primi periodi della gravidanza potrebbero presentarsi delle contrazioni in corrispondenza dei giorni in cui avrebbe dovuto presentarsi il ciclo. Dopo la ventesima settimana, si possono avvertire piccole contrazioni legate al movimento del bambino. In tutti questi casi, non c’è assolutamente da preoccuparsi; devono allarmare, invece, dolore al basso ventre e mal di reni (specie se associato a perdite ematiche) o sensazioni dolorose a intervalli regolari.

Le contrazioni preparatorie o di Braxton-Hicks sono invece quelle che si verificano nell’ultimo periodo della gravidanza, ma che si differenziano dalle contrazioni del travaglio per il fatto di essere irregolari, meno intense e non dolorose: l’utero si prepara al momento del parto. Tendono a placarsi quando la futura mamma si sdraia, compaiono di notte e tendono a risolversi al mattino. Possono essere causate anche da uno sforzo troppo intenso, dalla scarsa idratazione o dal fatto che la vescica è gonfia; non è raro che durino alcuni giorni. Non c’è da preoccuparsi: si presentano fra la 30° e la 32° settimana, salvo che diventino intense e regolari (ogni 5-10 minuti per due ore: potrebbe essersi avviato il travaglio e prima della 37° settimana il bambino potrebbe essere prematuro) oppure salvo che, anche in caso di assenza di dolore, tendano a prolungarsi. La regola generale è che, a partire dalla 32° settimana, bisogna sempre presentarsi in ospedale in caso di contrazione che inizia, non finisce ed è dolorosa: addome duro, contrazioni e dolore sono infatti elementi tipici del distacco intempestivo della placenta.

Le contrazioni del travaglio sono ritmiche e via via più intese, all’inizio si presentano ogni 30-15 minuti, poi sempre più ravvicinate; durano 15-20 secondi in un primo momento, per poi attestarsi sul minuto nella fase espulsiva. Il dolore riguarda non solo il basso ventre, ma anche la parte posteriore al sacro.

Attenzione, però, perché non è detto che dolori in zona addominale durante la gravidanza siano sempre contrazioni: potrebbe trattarsi di patologie che richiedono invece il tempestivo intervento di un medico come colica renale, cisti ovarica, appendicite, cistite. Per questo un importante campanello d’allarme è il dolore costante, da non sottovalutare mai.

Galleria di immagini: Alice dei Cesaroni incinta: le foto più belle di Micol Olivieri

photo credit: superUbO via photopin cc