Privo di genere sessuale per i primi cinque di vita, indossando alternativamente abiti maschili e femminili, senza sentirsi mai indicato con termini riconoscibili: è la vita di Sasha, un bimbo inglese i cui genitori hanno omesso l’identità di genere finché non è andato a scuola.

La ragione di questo comportamento? Svelare tardi il sesso del figlio per evitare ogni stereotipo di genere, vera ossessione contemporanea nel nord Europa, dove aprono i primi asili senza generi sessuali. Beck Laxton e Kieran Cooper, una coppia di Sawston nel Cambridshire, ha lasciato nel dubbio parenti e amici finché ha potuto, per poi rivelare finalmente che loro figlio è un maschietto, con tutti gli attributi. Ma allora perché negarlo?

Questi casi, per fortuna rari, mostrano una certa confusione dei concetti: la sessualità non è un stereotipo, bensì alcune argomentazioni o costrizioni sociali che vi sono annesse. Se è vero che l’omosessualità o semplicemente la diversità di genere può modificare in qualche senso la direzione della vita di una persona, questo non significa che negarla risolva il problema.

Così si è arrivati, nel dominio culturale del politicamente corretto, a cercare di eliminare le ricchezza della diversità proprio in nome del rispetto di tale diversità, confondendo l’identità sessuale con il genere (due concetti diversi) e le pari opportunità con l’indifferenziato.

Una scelta che ovviamente ha trascinato con sé molte polemiche, nello stesso paese dove l’attenzione e il rispetto per le scelte autonome sulla propria identità sessuale sono prese molto sul serio, come racconta il caso del bambino di dieci anni che sta per cambiare sesso. Sensibilità giuste, ma che riguardano situazioni statisticamente molto rare, che non possono essere ampliate in tutte le famiglie.

Insomma, evitare gli stereotipi sulla sessualità è una sfida culturale degli adulti, non un esperimento sociale da condurre sui minori. Per fortuna la nostra identità è il risultato di input molto complessi e di diversa origine, come ha spiegato la psicologa Daragh McDermott, intervistata sul caso:

«È difficile dire se essendo cresciuto in un genere neutro avrà conseguenze immediate o a lungo termine, semplicemente perché a oggi c’è poca ricerca su questo argomento. Detto questo, l’ambiente familiare è solo una fonte di informazioni specifiche per genere e la crescita, la sua auto-identità maschile, femminile o di genere neutro sarà influenzata dalla scuola, la socializzazione con altri bambini e adulti, così come dai mass media.»

Ma quel che più conta è far sapere a certi genitori che nonostante tutti i loro sforzi, esistono un cervello maschile e uno femminile, e corredi genetici, predisposizioni naturali e acquisite, che formano una persona esattamente come un seme diventa un albero, e solo quell’albero.

Fonte: DailyMail