Dato che in Italia, fortunatamente, non ci sono più figli e figliastri grazie alla nuova legge, sono sempre più numerose le pratiche di separazione che riguardano i figli delle coppie di fatto o figli naturali – ma ora non si dice più così – che finiscono sui tavoli dei tribunali.

La legge ha spostato tutto quel che riguarda i figli naturali dal tribunale dei minori a quelli ordinari, com’è logico: non essendoci più alcuna differenza, nelle separazioni la questione dell’affidamento riguarda gli stessi tribunali che si occupano dei divorzi delle coppie sposate con figli. Peccato però che nessuno ha chiesto ai tribunali se avevano adeguate risorse umane per sostenere il sovrappiù di lavoro.

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Nei palazzi di giustizia così cominciano ad arrivare migliaia di cause di separazione che, nel sempre difficile aspetto dell’affido – ricordiamo che dal 2006 l’affido più diffuso è quello condiviso, ma non sempre è così – si dovranno occupare anche dei figli minori delle coppie di fatto.

Cambia la società e quindi cambia anche la legge (trattare in modo diverso i figli nati fuori o dentro il matrimonio era effettivamente anacronistico), ma dovrebbero cambiare anche le istituzioni chiamate a dare risposte. Perché se in materia di successione la delega è al prossimo Governo, l’attuale legge ha già stabilito che in caso di controversie tra genitori tocca ai tribunali già oberati di superlavoro, e spesso con sezioni sulla famiglia alle prese con divorzi che seguono lo stato di famiglia tradizionalmente inteso.

È abbastanza incredibile che il Parlamento che ha varato questa legge non abbia pensato che i tagli della spending review – che hanno colpito anche molti tribunali locali – erano di senso contrario, causando un “effetto imbuto”. E dall’ambiente giuridico (magistrati, avvocati, esperti di diritto), comincia a farsi avanti la proposta di creare un tribunale della famiglia che riunisca in modo organico le pratiche e le competenze e non aumenti i tempi medi della giustizia di tutte le altre sezioni.

Insomma, ben vengano le riforme, ma senza risorse adeguate i diritti rischiano di ridursi a privilegi: chi può permettersi una lunga battaglia legale al giorno d’oggi?

Fonte: Repubblica