E’ accaduto veramente, anche se il malcapitato è riuscito a salvarsi: una donna brasiliana ha pensato bene di tentare di sbarazzarsi del marito avvelenandolo. Per carità, nulla di più antico, la donna è strega per definizione e il veleno è sempre stata la sua arma del delitto preferita. Ma che la sostanza venisse somministrata alla vittima tramite vagina, no questo proprio non me lo aspettavo.

“Caro, me la leccheresti?” Pare che la novella Lucrezia Borgia abbia così apostrofato il poveretto che, pur accingendosi all’infausto compito, si ritraeva subito dopo colpito da uno strano odore che fortuitamente gli rendeva salva la vita.

Ora: già il solo fatto di cospargersi la vagina di veleno, mi appare folle e pericoloso. Ma soprattutto mi chiedo: è davvero il caso di arrivare fino a questo punto? Uscendo dal caso specifico e ipotizzando di aver a che fare con una situazione alla Match Point (il film di Woody Allen del 2005), la domanda sorge davvero spontantea: ma lasciarsi, no???

Ripensando proprio ai risvolti agghiaccianti di quel film, mi rendo spaventosamente conto di come talvolta le pressioni sociali, familiari ed economiche possano spingere anche una persona sana di mente verso i gesti più spropositati. Togliere una vita vale davvero il pensiero di farla franca?

Lasciarsi è brutto, sempre, senza eccezioni. Solleva un polverone di difficoltà di ogni tipo, e fa soffrire tutti, i protagonisti e i personaggi secondari, sullo sfondo. Ma alcune volte è l’unica scelta sensata da fare. Alcune volte è l’unico modo per salvare se stessi. Eppure quel gradino di dolore che ci separa dalla serenità ci fa più paura di tutta una vita potenzialmente problematica.

Qualche giorno fa parlavo di un’educazione al piacere. Non è l’unica disciplina scolastica a cui aspiro: dovrebbero propinarci fin da piccoli infatti anche una bella educazione all’amore e un’altra all’abbandono. Perchè le cose terrene finiscono e noi umani, esseri decisamente limitati, non lo vogliamo accettare. Tendiamo verso l’assoluto, il sempre o il mai, senza sapere cosa siano. E lasciamo che siano le paure a governarci, invece di farci su una bella risata.

Gente, le favole non esistono. O comunque hanno un altro finale, dopo il classico “e vissero tutti felici e contenti”: basta saperlo, accettarlo e infine buttarla in “caciara”. Anche un cunnilingus può finire molto male, per quanto favolistico. Facciamocene una ragione. Ma, per favore, evitiamo le leccate al cianuro. Le forbici della Bobbit in certi casi possono tranquillamente bastare.

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