Un altro pezzo di diritto è stato conquistato dalle coppie omosessuali, quelle però che vivono in paesi che hanno legiferato sulle coppie di fatto etero e gay (praticamente restano esclusi l’Italia e pochi altri Stati): i giudici della Corte Europea dei diritti umani hanno stabilito che anche in caso di coppia omosessuale l’altro partner non genitore biologico ha diritto all’adozione.

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Questo diritto ovviamente non sposta di un millimetro il problema per i paesi che non riconoscono le coppie di fatto né tantomeno il matrimonio omosessuale. Dato che l’Italia consente l’adozione dei figli soltanto alle coppie sposate – un concetto antiquato e rigido rispetto alle famiglie di oggi, ma tant’è – il problema non si pone.

In Austria, invece, una coppia di donne aveva chiesto di poter adottare insieme il figlio nato da una di loro, per permettergli di legare anche con l’altra partner. Quando il tribunale ha rifiutato l’accordo stipulato dalle due è iniziata una battaglia che ha portato a questo riconoscimento.

La sentenza della Corte Europea mette un altro tassello, dopo averne messo uno sulla legge 40 in Italia. Il concetto di famiglia sta cambiando molto rapidamente, ma purtroppo anche la Corte ha spiegato che ogni paese ha il diritto di legiferare sul matrimonio omosessuale senza interferenze sovranazionali.

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Ciò che ha permesso ai giudici di Strasburgo di costringere i colleghi austriaci è il fatto che in quel paese è decaduta la differenza tra coppie sposate eterosessuali e non coppie non sposate (sempre eterosessuali): in questo caso, per evitare una discriminazione sull’orientamento sessuale, il diritto è stato esteso perché non si può ravvisare un valido motivo per un diverso trattamento tra le coppie non sposate eterosessuali e omosessuali.

Quindi, per l’Italia i passi da fare sono molti di più e partono da ciò che stanno facendo Francia e Inghilterra.

Fonte: La Stampa