Cosa piove dal cielo?”, pellicola arrivata per la prima volta in Italia con il titolo “Un cuento chino”, è l’ultima fatica del regista argentino Sebastián Borensztein. Presentato in concorso alla 6ª edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, il film si è aggiudicata i due premi più importanti della kermesse, ovvero il Premio Marc’Aurelio d’Oro al miglior film consegnatogli dalla giuria e il corrispettivo assegnato dal giudizio popolare, lasciando a bocca asciutta gli altri titoli italiani e internazionali del 2011.

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Protagonisti della divertentissima vicenda sono l’argentino Ricardo Darín, un burbero e solitario ferramenta argentino interpretato dall’interprete del film vincitore del premio Oscar come miglior pellicola straniera “Il segreto dei suoi occhi”, e Ignacio Huang, attore taiwanese che ha intrapreso proprio in Argentina la carriera artistica. A completare la rosa dei comprimari c’è l’attrice e cantante Muriel Santa Ana, approdata alla TV e al cinema dopo anni di esperienza teatrale.

Roberto, lo scontroso proprietario di una ferramenta periferia argentina, ama la sua vita da solitario; dalla scomparsa della madre e dopo la dura esperienza da soldato nelle Falkland, l’uomo si è chiuso in sé stesso facendosi scudo a colpi di occhiatacce e parole scortesi che lancia senza troppa preoccupazione contro clienti e amici. L’unico divertimento che si concede è quello di ritagliare dal giornale le cronache di fatti straordinari, accaduti in giro per il mondo, che lo lasciano sempre divertito e stupito; quando però a vestire i panni del protagonista di uno di questi assurdi accadimenti, la sua vita viene rivoluzionata dal profondo. Sarà il giovane Jun, un cinese che non parla una sola parola di una lingua che non sia il cinese -tra l’altro mandarino-, a costringerlo a una convivenza forzata, rimuovendo mattone per mattone il muro costruito da Roberto che – volente o nolente – troverà nel ragazzo molti punti in comune.

Acclamato dal pubblico durante il Festival del Cinema di Roma “Cosa piove dal cielo?” è un chiaro esempio della commedia brillante fatta con la testa: divertente, dotata di una spina dorsale composta da una narrazione semplice, lineare e ben radicata, e una caratterizzazione dei personaggi mai lasciata in balìa degli eventi ma, al contrario, curata nei minimi dettagli. È un viaggio divertente lungo le casualità della vita, a volte capaci di superare persino gli eventi più bizzarri raccontati dalle pagine di un giornale.

Sebastián Borensztein non ha bisogno di giocare con siparietti a tinte forti o di dubbio gusto: la pellicola si lascia amare per tutti i suoi 93 minuti a cavallo tra sogno e realtà, lasciando che lo spettatore venga cullato dalle immagini fantastiche e surreali come le mucche che volano, macchine in corsa che si schiantano nei burroni e cinesi che, all’improvviso, vengono lanciati sulla strada da un taxi in corsa, proprio come il tenero e remissivo Jun.

Se la lingua è spesso vista come una barriera comunicativa, in “Cosa piove dal cielo?” è proprio l’incomunicabilità a unire i due protagonisti, costretti a venire incontro uno alle esigenze dell’altro fino a comprenderne la vera essenza che, ovviamente, va ben oltre al mero significato di un pugno di parole. È decisamente apprezzabile l’ultima fatica di Sebastián Borensztein che, con questa sua terza prova dietro alla macchina da presa, trova lo sbocco migliore per portare davanti agli occhi del pubblico una dei prodotti più interessanti dell’ultimo {#Festival del Cinema di Roma} e della commedia d’oltreoceano.