Seconda prova nel mondo dei lungometraggi per Francesco Amato che, con Cosimo e Nicole, torna dietro alla macchina da presa presentando la pellicola che si è aggiudicata il primo premio di Prospettive Italia, sezione debuttante nella 7ª edizione del Festival Internazionale del Film di Roma dedicata al cinema tricolore. Dopo la nomination al David di Donatello nel 2007 con Ma Che Ci Faccio Qui!, il regista torinese ci riprova con una storia d’amore nata sullo sfondo dei tragici eventi avvenuti durante il G8 del 2001.

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Galleria di immagini: Cosimo e Nicole

Per la nuova esperienza di Cosimo e Nicole, Francesco Amato si è affidato a Riccardo Scamarcio e alla giovane attrice francese Clara Ponsot; con loro due, nel ruolo di comprimario, c’è Paolo Sassanelli, volto noto del piccolo e grande schermo. Completano la rosa del cast Souleymane Sow, nel ruolo del extracomunitario Alioune, Angera Baraldi, Giorgia Salari e Andrea Bruschi.

Cosimo (Scamarcio) e Nicole (Ponsot), giovani che si sono conosciuti e innamorati durante il G8 di Genova, girano l’Europa al seguito della loro più grande passione: la musica; quando finalmente riescono a tornare nella città della Lanterna, l’incontro con il loro amico organizzatore di concerti Paolo (Sassanelli) riesce a fruttargli un lavoro nell’ambiente. Tutto sembra andare per il meglio, fin quando Alioune (Sow), giovane operaio immigrato clandestinamente, cade dall’altezza di sette metri da un’impalcatura; i tre, credendolo ormai morto, decidono di occultarne il cadavere. Dopo il drammatico incidente sul lavoro, a tensione tra i due innamorati diventa palpabile, tanto da mettere in discussione la loro relazione e a separare le proprie strade.

C’è tanto amore e sentimentalismo ma anche un’interessante punto di vista sulla realtà dei giorni d’oggi in Cosimo e Nicole, confezionato in uno stile che ricorda molto l’immediatezza dei migliori prodotti televisivi. Nonostante uno script scarno e spesso fin troppo confusionario, la pellicola riesce comunque a catturare completamente gli spettatori grazie al rapido succedersi d’immagini che accompagnano il viaggio colmo di difficoltà e di sensi di colpa dei suoi protagonisti, Scamarcio e Ponsot su tutti.

Una nota di merito va senza dubbio alla colonna sonora: tra Afterhours e Marlene Kuntz fino a Verdena e Bud Spencer Blues Explosion, per citarne alcuni, sono tanti i nomi della musica italiana che s’intrecciano sulle immagini immortalate da Amato, alternate alle composizioni originali di Francesco Cerasi. Ed è proprio quella musica a fare da cornice al tragico incidente di Alioune, un mondo che ha visto alcuni casi di cronaca nera che hanno colpito importantissimi concerti come quelli di Jovanotti e Radiohead, solo per fare qualche nome, benché al momento della scrittura non si fossero ancora verificati, come specificato dallo sceneggiatore Giuliano Miniati.

Nonostante qualche piccola imperfezione di troppo, Francesco Amato riesce a portare al cinema un road movie intriso di sentimento piuttosto interessante, concedendo allo spettatore la possibilità di una riflessione su temi di rilevante importanza come l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento del lavoro, spesso fortemente legato alla mancata osservazione delle più basilari regole di sicurezza, mandando così giovani operai al totale sbaraglio. Un premio, quello assegnatogli dalla giuria presieduta dal regista e sceneggiatore Francesco Bruni, del tutto meritato per chi come Amato ha tutte le carte in regola per continuare a crescere in maniera attenta e concreta.